Smartphone a rischio privacy e i nuovi canali di YouTube
Nell’americanocentrico mondo della tecnologia, in questi giorni ci sono un paio di argomenti a tenere banco. Il dibattito più vivace viene animato dallo scandalo Carrier iq, un software diagnostico nascosto in moltissimi smartphone in grado di tenere traccia di tutto ciò che facciamo. La giustificazione secondo cui gli stessi produttori non erano a conoscenza della sua esistenza e che i dati raccolti non sarebbero comunque mai stati utilizzati non convince naturalmente i più scettici, specie pensando a come questo sia solo l’ultimo caso plateale di una lunga serie, che comprende le informazioni raccolte dalle Google car intercettando «involontariamente» le linee wi-fi durante i tour di Street view e le implicazioni della geolocalizzazione in un ecosistema tipo iPhone, al quale cediamo, magari senza saperlo, perché in pochi leggono per intero termini e condizioni del servizio, tanti diritti.
L’altro tema caldo è Youtube, il sito di video online che si è recentemente rifatto il trucco. Non si tratta di un semplice lifting anti-aging, ma di una piccola rivoluzione filosofica per ribadire un concetto a chi non se ne fosse ancora accorto. Su internet sono in atto le prove generali per lo studio di una nuova tv.
Lo sanno bene i giovani, che passano più ore davanti al computer e al telefonino che non a fare zapping in salotto. E Youtube adesso è impostato proprio come un grande network tematico, dove l’accento si sposta dai singoli filmati degli utenti ai loro canali, che si possono seguire ovunque su un’infinità di dispositivi.R.A.
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