L'anno scorso era stata una scorpacciata di fantascienza in compagnia degli alieni e dei paesaggi futuristici dei vari Death space, Mirror's edge, Fallout 3, Gears of war 2, Resistance 2. Questa volta sul lauto banchetto della stagione videoludica più ricca dominano invece le spade e la magia del fantasy. Quello per esempio delle Cronache del ghiaccio e del fuoco, la saga letteraria di George R. R. Martin, a cui non nasconde di essersi ispirata Bioware per il suo Dragon age: Origins (Ea, per Pc, Ps3 e Xbox 360), kolossal dai toni cupi nel quale il nemico più infido è l'animo umano, così inspiegabilmente attratto nella spirale dei tradimenti. In questo incastro da tragedia shakespeariana, mentre sullo sfondo si staglia l'immancabile guerra tra le forze del bene e del male, l'ultima parola spetta al giocatore, chiamato a interpretare il proprio eroe e a scriverne la storia fin dalle Origins (origini) del titolo.
A seconda che si scelga un umano, un elfo, un nano, gli eventi che introducono il personaggio nella vicenda cambiano, così come le motivazioni che lo spingono ad andare avanti, mettendolo di fronte alle conseguenze finali di ogni decisione intrapresa. Rispetto al taglio hollywoodiano dettato dai canadesi Bioware in Dragon age, per Risen (Deep silver, per Pc e Xbox 360) i tedeschi Piranha Bytes hanno voluto piuttosto richiamarsi alla tradizione dei giochi di ruolo, spogliando il protagonista del suo passato e catapultandolo, spaesato esattamente come il giocatore, sulla spiaggia di un'isola vulcanica misteriosa dopo un naufragio. Dove Dragon age punta sulla sceneggiatura, il fascino di Risen - che offre l'immensità di un mondo vivo anche indipendentemente dalla presenza del personaggio – si radica nella libertà estrema di azione e di esplorazione concessa fin dai primi momenti. Seguendo lo spirito sempre attuale di Ultima (pioniere del genere), non esistono infatti sentieri già tracciati, ma si tratta semplicemente di immergersi nella realtà fantastica del gioco, rimanendo spesso a bocca aperta per ciò che c'è da scoprire, come quando si raggiunge una piccola cascata, celata tra la fitta vegetazione, ascoltando il suono dell'acqua. Dalla Germania arriva anche Divinity II: Ego draconis (Dtp, per Pc e Xbox 360), in cui ci si cala in una perfetta dicotomia, alias un cacciatore di draghi in grado di trasformarsi in drago egli stesso. Le canoniche battaglie tra incantesimi e armi bianche si alternano quindi a spettacolari sequenze aeree, ma il vero punto di forza di questa originale produzione europea dei Larian studios è la possibilità di risolvere la maggior parte delle situazioni in molte maniere differenti. E per differenti, in Divinity II, non si intende il solito, ossia una scelta migliore di un'altra, oppure più moralmente accettabile, bensì proprio svariati modi per ottenere diversi risultati. Così, nelle intenzioni degli sviluppatori, il giocatore non si dovrebbe sentire costretto a rincorrere l'avventura “più giusta”, ma verrebbe semplicemente invitato dal contesto a viverne una a sua immagine e somiglianza. Contro la dialettica delle scelte in bianco e nero si era già battuto con successo l'eccellente The witcher (Atari, per Pc) dei polacchi Cd projekt, oggi disponibile in versione director's cut.
Nel gran pentolone del fantasy non ci sono comunque solo elfi, draghi e cavalieri di matrice tolkeniana. Tra i titoli più interessanti usciti in queste settimane, con Muramasa: La spada demoniaca (Rising star, per Wii) ci si tuffa nel folclore dell'antico Giappone, impegnati nei panni di due giovani spadaccini a combattere orde di mostri. Il videogame, tra i primi di una famiglia di produzioni indie nipponiche che verranno curate in Italia da Cidiverte (nel 2010 toccherà a Way of the samurai 3 per Ps3 e Xbox 360), recupera lo stile dei vecchi giochi di azione bidimensionali a scorrimento, qui impreziosito dall'opportunità di collezionare 108 lame, ciascuna con le proprie peculiarità, e soprattutto dall'esplosione di colori di una grafica ancora squisitamente disegnata a mano, dall'estetica opulenta. A occidente i Double fine di Tim Schaffer hanno invece attinto alla mitologia dell'heavy metal per forgiare l'universo “cavalleresco” di Brutal legend (Ea, per Ps3 e Xbox 360), dove i bardi hanno la voce di Ozzy Osbourne o di Rob Halford, una chitarra Flying V ferisce più di una spada e l'eroe destinato a riportare la libertà le fattezze dell'attore Jack Black, stretto in un giubbotto di pelle tutto borchie.
Riccardo Anselmi
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