Il futuro del web è "social"
Avete presente quel reality show di Italia 1? Nell'immaginario comune, l'informatico è il «secchione», sicuramente nerd e magari un po' hippy, insomma quanto di più lontano ci possa essere dal nerboruto belligerante che vota repubblicano - per restare in ambito televisivo - del cartoon American dad. Eppure, sono proprio i vari Bill Gates, Steve Jobs, Larry Page e Mark Zuckerberg che animano quelle che adesso sono probabilmente le guerre più seguite, che si combattono in ufficio, senza spargimenti di sangue, a colpi di tecnologie. Ricordate la sfida dei sistemi operativi che fin dagli anni '80 vide contrapposte Apple e Microsoft? Oggi per questa ciurma di milionari, che gareggiano a suon di Qi e conti in banca, il campo di battaglia da conquistare lo conosciamo bene tutti. Si tratta di internet, l'invenzione di cui nel terzo millennio nessuno se la sentirebbe di privarsi. Altroché orologi, parafrasando uno spot tormentone, toglietemi tutto, ma non il mio account di Facebook. Chi l'avrebbe mai detto.
Google, il re dei motori di ricerca, che siamo ormai portati a identificare con l'ossatura stessa del world wide web, rischia di passare in secondo piano, offuscato dalla rivoluzione dei social network. È quanto prevedono i commentatori americani dopo gli ultimi annunci del team di Facebook, un portale che ha sei anni appena, a quanto sembra sufficienti però in informatica per cambiare il mondo. Attualmente gli iscritti hanno superato i 400 milioni. Le pagine personali degli utenti, con le quali vengono mantenute le relazioni con gli amici e che raccolgono foto, gusti e dettagli sulla propria identità smetteranno così di essere viste come uno dei tanti optional di internet e potrebbero trasformarsi presto nel vero punto di accesso a una nuova Rete nella Rete, capace di auto-plasmarsi in accordo alla caratteristiche del circolo di contatti, a quel che - si è espresso insindacabilmente condividendolo con Facebook - piace e non piace. In effetti, a marzo, negli States, la home page del social network si è imposta come l'indirizzo più visitato, ai danni del precedente primatista dei clic, appunto Google.
È più il tempo che si passa a scambiarsi e rigirarsi link, con un ritmo su Facebook di 25 miliardi di «cose» al mese, che quello effettivamente speso a cercarli, e l'aggiunta in molti siti web del tastino blu col pollice rivolto verso l'alto, che permetterà di suggerire in maniera ancora più immediata qualsiasi contenuto in cui ci si imbatta durante la navigazione, dagli acquisti all'informazione, all'intrattenimento, farà più stragi dello zapping. Mentre la privacy trema. Se l'internet social, costruito a propria immagine insieme agli amici, in grado di ascoltarci e rispondere alle nostre esigenze, resta un sentiero affascinante, come rovescio della medaglia c'è da considerare chi, come e in che misura avrà accesso ai segreti del neonato genoma dei netizen, i cittadini del web sempre più reali e meno virtuali.
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