Università e caro tasse. Ricorsi in vista?
Enrico Gotti
Tasse fuorilegge per il 55% degli atenei pubblici italiani, secondo il «Sole 24 ore», compreso quello di Parma.
La regola da rispettare è che la contribuzione studentesca non può eccedere il 20 per cento dell’importo del finanziamento ordinario che eroga ogni anno lo Stato.
A Pavia è del 23,2%. Gli studenti dell’Udu hanno fatto ricorso al Tar e l’ateneo ora è obbligato a restituire 77 euro ad ogni studente.
L’amministrazione di Pavia non si arrende e continuerà la battaglia legale in consiglio di stato, ma il suo caso può creare un effetto domino.
Le tasse universitarie aumentano, ogni anno, anche solo dell’1%, incremento legato all’inflazione. Mentre il fondo di finanziamento ordinario (Ffo) è un’incognita per gli atenei. Diventa difficile, quindi, per le accademie, rispettare i parametri.
Secondo il quotidiano economico, l’ateneo di Parma, nel 2010, ha raccolto 28,4 milioni di euro di tasse, che rappresentano il 22,4% del fondo di finanziamento ordinario.
Il massimo lo hanno fatto le università di Bergamo e Urbino, che hanno sforato il tetto del 36%. A Parma il contributo studentesco medio è di 970 euro. Alla statale di Milano è di 1471 euro (31% del fondo di finanziamento ordianario), a Bologna è di 1.310 euro, a Modena e Reggio di 1.263.
L’Udu di Parma aspetta di avere i dati precisi dell’ateneo, prima di valutare un possibile ricorso. «Il bilancio consuntivo esce a marzo.
Non abbiamo dati, e non possiamo rifarci solo su quelli pubblicati sulla stampa - mette le mani avanti l’associazione studentesca, che in passato ha già fatto battaglie al Tar, ma contro il numero chiuso - chiederemo, in ogni caso, di riformulare le fasce di contribuzione delle tasse universitarie. A Parma ne esistono solo quattro, per questo nella classifica pubblicata da Federconsumatori viene detto che il nostro ateneo è il più caro, ma non è così, perché viene presa in considerazione la prima fascia, che da noi è più ampia».
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