Andrea Del Bue
Biblioteca che vai, posto che (non) trovi. La storia, come ogni gennaio da tre anni a questa parte, si ripete. La chiusura di due settimane degli uffici dell’Università, dal 24 dicembre fino a ieri, e quindi dei relativi spazi di studio, ha fatto sì che centinaia di studenti si riversassero nelle biblioteche comunali, che, invece, fatta eccezione per le tradizionali festività, sono rimaste aperte. Ma non ci sono abbastanza posti a disposizione per ospitare tutti. Lo studio, quindi, deve attendere, ma gli appelli universitari non aspettano. A Medicina, per esempio, erano stati fissati esami per il 2, il 4 e il 5 gennaio. Un altro ci sarà anche domani. E gli studenti, per trovare un posto, hanno dovuto presentarsi all’entrata delle biblioteche già alle 9: arrivare un quarto d’ora in ritardo significava dover rinunciare allo studio.
Tanti si sono ingegnati diversamente, per esempio chiedendo all’amico di occupare una postazione con quaderni e libri. In Civica (vicolo Santa Maria, nel complesso dell’Ospedale Vecchio) hanno capito l’andazzo e messo delle regole: un’ora massimo di assenza per la pausa pranzo, previa firma e indicazione dell’orario di uscita sul registro, dieci minuti per una pausa caffè. Diversamente, la persona è tenuta a liberare il posto.
Per risolvere il problema della carenza di posti studio in città, gli studenti formulano alcune proposte. Medicina è la facoltà più interessata, perché ha appelli anche durante il periodo delle festività: gli iscritti è da anni che chiedono di non chiudere le aule-studio dei dipartimenti che, essendo in area ospedaliera, rimangono aperti. Dall’Università, la risposta è sempre la stessa: «Da tre anni le facoltà, nelle due settimane delle festività natalizie, chiudono per problemi di bilancio - fanno sapere -: l’Ateneo, così facendo, risparmia decine di migliaia di euro tra pulizie, personale e riscaldamento. E’ vero che alcuni dipartimenti di Medicina sono aperti, ma vi operano i dipendenti ospedalieri, mentre le biblioteche sono gestite da personale universitario amministrativo che, in questo periodo, è in ferie».
«C’è un grande problema di posti studio a Parma - è l’analisi del 29enne studente di Medicina Khaled Abo Bader, una presenza costante della Civica -. E’ necessario riportare gli orari serali anche qui, tutti i giorni». Da qualche anno, infatti, la biblioteca chiude alle 22, per problemi di bilancio, solo il mercoledì e il giovedì. «L’Internazionale Ilaria Alpi (che, insieme alla Guanda, è l’altra biblioteca comunale a vocazione universitaria, ndr), da questo punto di vista - rileva lo studente - applica orari perfetti per chi studia». L’Internazionale è aperta fino alle 22, dal lunedì al giovedì. Orari a parte, il problema rimane il numero di posti a disposizione: «L’ideale sarebbe realizzare un’ampia sala destinata esclusivamente allo studio. Magari aperta anche fino a mezzanotte, come accade in altre città universitarie - sottolinea Abo Bader -. L’offerta, ormai, non riesce a soddisfare la richiesta in più periodi dell’anno, non solo in quello natalizio. Gli stessi problemi si ripresentano infatti a febbraio, prima e dopo Pasqua, a fine giugno e inizio luglio, a metà settembre; insomma, quando sono concentrati gli appelli d’esame. Per non parlare del sabato e della domenica. Non è possibile, in una città universitaria importante come Parma - conclude il futuro medico - vedere studenti entrare alla mattina in biblioteca e vederli uscire sconsolati, subito dopo, perché non c’è posto».
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