Enrico Gotti
Ci sono laureati alla ricerca di un lavoro e professioni in cui i laureati sono introvabili. È il paradosso che emerge dal sistema informativo Excelsior sugli sbocchi professionali degli universitari.
L’indagine sulla previsione di assunzioni nel 2011 mette al primo posto, nel gradimento da parte delle aziende, le lauree in economia, seguite da quelle di ingegneria elettronica e informatica, e dalle professioni sanitarie. All’ultimo gradino ci sono, non è una novità, i titoli di dottore in lettere e filosofia e psicologia.
Sono state 430 le assunzioni totali previste in tutta Italia nel 2011 per i laureati in lettere, filosofia, storia, antropologia, scienze e conservazione dei beni culturali, di archeologia, musicologia e spettacolo, 20 in Emilia-Romagna. La metà di quelle programmate in media nei due anni precedenti.
Sono i professionisti della salute ad avere invece subito piena occupazione, assieme agli esperti di marketing e agli informatici. Ma non sempre, quando si parla di assunzioni, il lavoro è quello immaginato. La professione più richiesta per i dottori in economia, ad esempio, è addetto alla contabilità o sportellista bancario. Per Lettere è operatore di museo, per Lingue è segretario.
Dal 2010 al 2011 sono aumentate le richieste di laureati nelle facoltà di Farmacia, Giurisprudenza, Biologia, Lingue, ingegneria industriale. Sono calate per Architettura, Ingegneria civile e ambientale, Lettere e filosofia e scienze politiche.
Ci sono poi le professioni «scoperte», in cui servono laureati, ma non si trovano. Sono quelle di addetto allo sviluppo dei clienti per i servizi finanziari, informatico, revisore contabile, progettista metalmeccanico, infermiere, educatore professionale, addetto alla logistica e addetto alla selezione del personale.
L'indagine Excelsior dice ancora che la popolazione italiana in possesso di un titolo universitario nell’ultimo decennio è aumentata. Nel 2004 i laureati erano 3,8 milioni, nel 2010 5,1 milioni. In Europa la disoccupazione, nel novembre del 2011 era al 10,3%.
I paesi più virtuosi sono l’Austria (4%), Lussemburgo e Olanda (4.9%). Agli ultimi posti, invece, ci sono la Spagna (22.9%) e la Grecia (18.8%). In Italia, la disoccupazione è a quota 8,6%, 7,6% per gli uomini e 9,9% per le donne.
Sempre l’Eurostat ha calcolato che la disoccupazione giovanile (sotto i 25 anni) ha punte altissime: rappresenta il 30,1%. Disoccupati, inattivi, scoraggiati. Dati preoccupanti, a fronte di un sistema universitario che fatica a fornire strumenti nuovi contro la crisi e le cui uniche lauree per un lavoro sicuro sono a numero chiuso.
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