Enrico Gotti
Se la gente si offende così tanto, vuol dire che un fondo di verità c’è», dice Jessica Morettino, 20 anni, studentessa di economia aziendale. Il viceministro al lavoro Michel Martone ha toccato un nervo scoperto. Voleva spronare i fuoricorso a laurearsi, li ha insultati.
Niente di nuovo. Nel 2007 il ministro all’economia Padoa Schioppa divenne famoso per avere dato dei «bamboccioni» ai giovani che non riescono, per vari motivi, a lasciare la casa dei genitori. Questa volta, il termine sdoganato è un altro. Queste le parole del viceministro Martone: «Dobbiamo dire ai nostri giovani che se non sei ancora laureato a 28 anni sei uno sfigato».
A favore
Non mancano gli studenti che concordano con Martone. «Ha ragione. – dice Virginia, 22 anni, capelli riccioli neri e piglio ferino – io ho lavorato d’estate per pagarmi gli studi e mi sono laureata in tempo. Se uno non lavora, che senso ha che ci metta 10 anni per fare quello che si fa nella metà di tempo, in cinque anni?», ribadisce Virginia, studentessa di Scienze politiche. «Appena ho sentito le parole di Martone mi sono fatto una bella risata. – dice Alessandro Copelli, suo compagno di corso di laurea – Io sono vicino al limite: ho 26 anni. È giusto che dal governo facciano qualche boutade, almeno si sveglia un po’ di gente». C’è chi, poi, «condivide la sostanza, ma non la forma» di quanto espresso dal baby-viceministro. Mara Morini, docente ordinaria di Scienze politiche: «E' un’uscita infelice, per l’aggettivo che ha usato. Esiste però un problema oggettivo. I dati dimostrano che gli studenti universitari si laureano almeno 4 anni dopo rispetto alla media europea. Questo deve far riflettere. La riforma del 3+2 non ha prodotto una riduzione dei tempi, anzi: ora la laurea dura 5 anni, rispetto ai 4 precedenti».
Contro
Molti universitari sono invece scandalizzati. «Sarà lui lo sfigato. – replica Filippo Maria Quaretti, 21 anni, studente di Scienze politiche – Martone si permette di insultare studenti che lavorano e studiano, e che devono dare una mano ai propri genitori». Michel Martone è diventato professore ordinario di Diritto del lavoro a 29 anni. Viceministro a 38 anni. In altri Paesi, sono tappe normali. In Italia no. E sulla rete si scatenano le pagine contro il «giovane» Martone, con accuse che compaiono anche nei discorsi degli studenti: c’è chi ricorda che suo padre è magistrato con molti agganci politici. E chi ricorda gli incarichi ricevuti da Brunetta e le nomine da Sacconi. «Si permette di chiamare sfigati i giovani meno fortunati (spalleggiati o raccomandati) di lui. Avesse avuto almeno il pudore di starsene zitto», scrive la docente universitaria Annamaria Cavalli sulla sua bacheca di facebook. «Uno può avere mille difficoltà di natura economica o familiare. Non c’è niente di male a finire in ritardo. – dice Filippo Pinelli, 19 anni, studente di infermieristica. «Ho avuto un amico che ha avuto un problema e si è laureato due anni fuori corso. – commenta Melchiorre Giordani, 22 anni, allievo di Ingegneria gestionale, convinto che i tempi lunghi nello studio non siano da condannare – io spero di laurearmi prima, ma dipende anche dalla facoltà, dagli esami».
Dipende ...
La maggior parte di studenti è però più cauta. «Si deve valutare caso per caso. – afferma Cristina Guareschi, 21 anni, universitaria del corso di biotecnologie – Ho un amico che si è laureato a 29 anni, ha lavorato e viaggiato, nel frattempo. Non è uno sfigato. E se uno non ha la laurea è ancora più sfigato?». «Non si possono screditare tutti gli studenti fuoricorso. Bisogna vedere il motivo del ritardo nel percorso di studi – sostiene Denise Cumia, 20 anni, studentessa di Economia – ha ragione se uno non si impegna, ma sfigato non è il termine adatto». «Approfittare del sostegno economico dei genitori è sbagliato, c’è tanta gente che perde tempo. Ma non si può generalizzare», dice Claudia Murgia, 25 anni, anche lei di Economia.
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