Ingegneria, non piove più nelle aule: rifatto il tetto
di Enrico Gotti
A Ingegneria non servono più i secchi, ha smesso di piovere dentro alle aule e ai corridoi. «E non pioverà più», dice il preside Antonio Montepara, appuntandosi la mano sul petto: «Il tetto è stato riparato, con una spesa di 400 mila euro da parte dell’università, cioè 800 vecchi milioni di lire. Ora aspettiamo che i muri interni asciughino e poi saranno ritinteggiati».
A marzo, a maggio e a ottobre di quest’anno gli studenti aprivano l’ombrello nei corridoi della facoltà e nelle aule vicino all’ufficio di presidenza. «Il problema esisteva da un paio di anni, inizialmente c’erano alcune perdite, poi entrava acqua in modo consistente. – spiega Montepara – Da subito abbiamo fatto richiesta di intervento. Sono stati stanziati i fondi ma prima si doveva aspettare la gara per l’installazione dei pannelli fotovoltaici sul tetto, che poi è andata deserta. Ho richiesto di accantonare il progetto di energia solare e di dare risposta ai 4.000 studenti di Ingegneria. Il rettore è stato perfettamente d’accordo». Al campus universitario i lavori per il rifacimento del tetto e per lo spostamento delle bocchette di scarico dell’acqua all’esterno dell’edificio si sono conclusi in questi giorni.
La sede di Ingegneria a Parma è nata ventitre anni fa, con una donazione di quattro miliardi di lire dalla società Barilla. Ogni giorno, migliaia di studenti passano accanto al «disco rotante» di Arnaldo Pomodoro, la scultura in bronzo simbolo della Facoltà. «Oltre ai nostri studenti, questa sede ospita da quattro anni gli universitari iscritti a Farmacia, da otto anni quelli di architettura, e da ottobre 600 studenti di biologia. Ormai è diventato un polo di ateneo», dice Montepara.
«Ora siamo preoccupati per il decreto ministeriale 160, che è già stato pubblicato, ma di cui si parla poco. – svela il preside di Ingegneria – Perché impone vincoli più rigidi per l’attivazione dei curriculum e l’anno prossimo non sappiamo se riusciremo a garantire tutti i corsi di laurea. Il decreto 160 sarà più devastante della legge Gelmini, ai fini dell’offerta didattica agli studenti. C’è chi dice che l’università ha corsi inutili da tagliare, ma io a Ingegneria non li vedo. E finché faccio il preside i miei studenti non si toccano».
Antonio Montepara giudica favorevolmente l’idea che le aziende private possano finanziare le lezioni dei professori: «Agli inizi di settembre, il senato accademico dell’università di Parma ha proposto che i privati possano finanziare le cattedre, cioè i professori. Il consiglio di amministrazione dell’università ha ritirato la proposta, perché vedeva delle interferenze tra pubblico e privato. Ma io credo che questa idea vada valutata con più attenzione».
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