Laura Birra
Qualcuno lo conosce come Giorgio, qualcun altro come <Il Duca>. Giorgio Pellegrini, 27 anni, non è solo uno studente di giurisprudenza, ma è anche il “Duca di Parma Piacenza Guastalla Lunigiana e terre limitrofe”. Il capo dei capi della Goliardia, insomma.
E' arrivato a Parma otto anni fa, direttamente da Venezia, ma ormai si sente parmigiano a tutti gli effetti: “Qui – dice – ho trovato la mia dimensione”. Vive con due studenti, manco a dirlo, goliardi anche loro. “Ci siamo conosciuti cinque anni fa – spiega – e abbiamo deciso di andare a vivere insieme. Sono nate amicizie davvero forti nel nostro gruppo”. La vita dei goliardi lo affascinava già prima di arrivare all'Università: “Conoscevo le loro canzoni e mi facevano ridere. Poi un giorno – avevo 13 anni – ho trovato nella libreria di mio padre un libro sulla goliardia e ne sono rimasto affascinato. La mistura di sacro e profano, la tradizione lunga secoli: ho capito che la goliardia non era solo un gioco per ridere. Era quello e molto altro ancora”.
L'hanno “battezzato” quando era al secondo anno di Università. Ora, a sei anni di distanza è diventato la massima autorità della goliardia parmigiana. Mentre si fa intervistare, ogni tanto legge un mms sul telefonino: “I ragazzi (gli altri goliardi, ndr) stanno facendo una caccia al tesoro: attraverso piccoli indizi devono trovare i luoghi storici di Parma e fotografarli”. Sintomo che il gioco serve anche a riscoprire le radici cittadine. L'esperienza da studente fuori sede, per Giorgio, non è fatta solo di studio: l'incontro con gente nuova e il divertimento hanno scandito il ritmo delle sue serate. “Ho goduto di tutto quello che c'è intorno all'Università – dice -. La goliardia mi ha insegnato a prendermi meno sul serio, a ridere di più di me stesso e a godermi la vita. Ma mi ha insegnato anche a rapportarmi in modo diverso a persone diverse”.
Se lo studio è rimasto un po' indietro, Giorgio nel frattempo ha coltivato molti interessi, come l'amore per la musica: “Canto. Ma suono anche il sax, la chitarra e il basso. Il mio sogno – confessa – sarebbe diventare una rock star. Se trovare lavoro è difficile, però, fare il musicista è quasi impossibile”. Quello è il lavoro dei sogni. La prospettiva più realizzabile, comunque, resta quella di lavorare nel campo della musica: “Se non facendola, almeno vendendola. Mi piacerebbe diventare un discografico. Ma so che il mondo lavorativo non è facile. Puoi specializzarti, prendere tutte le qualifiche che vuoi: trovare un impiego stabile dopo l'Università non è una passeggiata”. Sognare e sperare di realizzarsi, invece, non l'hanno ancora vietato.
Dice di sé:
“Ho un ego ingiustificatamente smisurato. Correlato però ad un'ampia gamma di capacità”.
Dice di Parma:
“Riunisce qualità di una piccola e grande città. E' una grande città senza il caos”.
Dice del suo corso di laurea:
“Prepara poco al mondo del lavoro. Tenendo presente le altre realtà universitarie, però, diciamo che potrebbe andare peggio”.
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