Daria Beverini
Aveva deciso che una pausa di riflessione sarebbe stata utile. Almeno tre settimane, per recuperare quel contatto umano che piano piano era venuto a mancare, per tornare a dire quelle cose che, si sa, è sempre meglio affrontare a quattr'occhi. Ed era proprio quello che ci voleva, quello che serviva per arrivare a una riconciliazione. Sì, ma con Facebook.
“Facebook per me è stata un po' una malattia, almeno i primi tempi- spiega scherzando Manuele Landini, per gli amici Lele- All'inizio ero molto scettico, ho pensato subito alle solite cavolate che ti fanno perder tempo. Poi, un anno e mezzo fa, ho ceduto e mi sono iscritto, anche per riallacciare i rapporti con i vecchi amici. Tenevo la finestra aperta quasi tutto il giorno, anche al lavoro, pur guardandola solo quando non avevo impegni. Durante le pause ad esempio, invece di prendere il caffè, preferivo fare due chiacchere con degli amici. Alla fine mi sono reso conto che stava venendo a mancare il contatto umano. Anche con la mia ragazza, capitava di dire su facebook quelle cose che si dovrebbero dire a quattr'occhi. E così, dopo un anno, ho deciso di disattivarmi temporaneamente”.
Una pausa durata circa tre settimane, dopo le quali Lele, 26 anni, sistemista in una ditta poco fuori Parma, ha ceduto ed è ricomparso sul social network. “Dopo essermi disattivato mi sono sentito un po' estraniato dal mondo- spiega- Se non mi capitava in mano qualche volantino, non sapevo di feste o serate particolari e così ho ripreso il mio profilo. Ora lo uso, ma non più come prima. A volte do una sbirciatina ma in modo molto più tranquillo, blando. E' passata la smania iniziale: è diventato un passatempo”.
Una tentazione alla quale è tanto più difficile resistere, se si considera il tempo che Lele trascorre davanti al computer. “Mi occupo di vendita, assistenza e consulenza di software e hardware ormai da tre anni. Quella dell’informatica è una passione che mi ha trasmesso mio padre, anche se lui si occupa di un settore del tutto diverso. E’ iniziato tutto quando, a dieci anni, mi è stato comprato il primo computer. Credo che sia da quel momento che è nato il mio interesse, che mi ha portato anche a iscrivermi, alle superiori, all’Itis a indirizzo informatico. Mi piace tutto quello che riguarda l’informatica, l’ high tech. Diciamo che sono uno “smanettone”, come diciamo noi, anche se non appartengo a quella categoria di persone che, uscite dall’ufficio, rimangono davanti al computer. A volte capita di lavorare fino a sera tardi, ma se posso evitare lo faccio volentieri. Anche perché dopo dieci ore, di computer non ne puoi più. Nel tempo libero preferisco uscire con gli amici, andare in discoteca o in qualche locale e magari, in primavera, organizzare qualche gita in Versilia”.
Anche se, nonostante questo, il suo sogno nel cassetto rimane sempre legato al campo informatico: “In ambito lavorativo, il mio sogno è di diventare consulente interno in una grossa azienda e gestirne il sistema informatico, ma mi piacerebbe molto anche aprire un’attività mia, sempre nello stesso ambito. Adesso però il mercato è un po’ difficile: c’è molta concorrenza e la vendita ha margini bassissimi. Bisogna specializzarsi molto, studiare e fare pratica”.
Un percorso di certo lungo e difficile, ma non abbastanza da scoraggiarlo: “E’ un sogno che si può realizzare, ma bisogna investire su se stessi. Ora, grazie al mio lavoro attuale, ho la possibiltà di imparare molto. E poi sono ambizioso, mi piace mettermi alla prova. Sono un impulsivo, forse anche troppo. Quando subentra la monotonia, la routine, in me comincia a nascere subito lo stimolo di cambiare, di provare qualcosa di nuovo. Amo intraprendere nuove sfide. Ma sono una persona anche semplice, a cui piace divertirsi, pur rimanendo nei limiti, senza mai strafare. E poi forse sono anche un po’ lunatico e permaloso. Direi che il quadro è proprio questo”.
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