Laura Birra
I vestiti ammucchiati sul letto e i jeans nell'armadio appesi in un ordine impeccabile: se dalla stanza di una persona puoi capire qualcosa di lei, quella di Giuseppe Tamponi rispecchia perfettamente come lui stesso si descrive, <un tipo ambiguo>.
<E' difficile che la gente riesca ad inquadrarmi perfettamente: a volte sembro in un modo e il giorno dopo sono tutt'altro: a volte faccio fatica a capirmi anch'io>. Estroverso ma riservato, come lui stesso si definisce, questo ragazzo è nato e cresciuto in Sardegna, a Nuoro. <Quando ero lì la mia più grande passione era il calcio: giocavo nelle giovanili di una squadra che era in Eccellenza, la Nuorese. Poi però hanno dovuto operarmi ad un ginocchio e quindi ho smesso. E' stato strano: giocavo a calcio da quando ero piccolissimo e improvvisamente ho dovuto smettere, ma non è stata una grande delusione: in fondo non ho mai pensato che diventare un calciatore fosse la mia strada>.
Ventitré anni a maggio, dopo il diploma Giuseppe ha deciso di lasciare la sua città per venire a studiare a Parma: <Avevo amici che studiavano qui e mi hanno consigliato di seguirli: la città è piccola, ti permette di spostarti tranquillamente a piedi. E poi – ride - , Parma è conosciuta per le belle donne: un'altra mia grande passione>.
Single da meno di un anno, Giuseppe non è alla ricerca dell'anima gemella: <Per adesso sto bene così. Vado in giro con gli amici e mi diverto. Se capita l'occasione di conoscere una bella ragazza non mi tiro indietro, ma non vuol dire che mi precluda la possibilità di avere una storia seria: se arriva l'amore non gli chiudo la porta in faccia. E poi l'anima gemella non si cerca: arriva quando meno te l'aspetti>.
Il giorno dopo questa intervista, Giuseppe ha discusso la sua tesi di laurea, ma non sembra per niente agitato, o almeno non lo dà a vedere: <A cosa serve andare nel panico? Di sicuro non mi aiuta, anzi, se mi agito troppo rischio di andare nel pallone. Se ho timore di qualcosa cerco di razionalizzare la paura, anche se non è sempre facile. E' un atteggiamento che ho imparato da mia madre: lei riesce sempre a consigliarmi per il meglio>. E' un ottimo rapporto quello che Giuseppe ha con i suoi genitori, che definisce <un punto di riferimento. Loro sono il mio esempio di vita, sono quello che spero di diventare io>.
A Parma vive insieme a Corraine, suo grande amico, sardo anche lui, che lavora come commesso. <Siamo solo in due, ma la casa è sempre piena di gente: un posto a tavola per un amico che fa un'improvvisata non deve mai mancare>.
E riguardo al suo futuro Giuseppe non ha dubbi: <Nei prossimi tre mesi mi piacerebbe andare all'estero per imparare meglio l'Inglese. Poi a settembre continuerò la specialistica a Parma: è una città che mi piace molto, quindi perché cambiare?>.
E se gli si chiede cos'è che desidera veramente, risponde: <Superare le mie paure. Ma non dirò mai quali sono: in fondo – sorride -, sono un tipo riservato>.
Fotogrammi
Dice di sé
Sono molto estroverso, ma allo stesso tempo riservato. Se c'è una parola che mi descrive bene è <ambiguo>.
Dice di Parma
Mi piace molto come città e la gente è educata. Se c'è una cosa che ho imparato stando qui, è che se ti fai amico un parmigiano te lo ritrovi per tutta la vita. Il problema è fartelo amico.
Dice del suo coso di laurea
Gli insegnamenti sono utili. Alla fine però, tutto dipende dallo studente: sta a lui riuscire a far fruttare gli insegnamenti nel modo giusto.
Un detto sardo: Salude e libertade, non b'ada oro chi la paghe! (Salute e libertà, non c'è oro che le valga!)
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