Corsi a rischio non solo a Ingegneria: è l’Unione degli universitari a lanciare l’allarme.
I rappresentanti degli studenti dell’Udu strigliano l’Ateneo di Parma per non avere affrontato in tempo la questione.
Pochi giorni fa la facoltà di Ingegneria ha bloccato la programmazione didattica, costretta - si legge nella delibera - dal «taglio finanziario progressivo e generalizzato all’Università pubblica» e dalla mobilitazione dei ricercatori, che si rifiutano di fare didattica gratuitamente, per protesta contro il disegno di legge Gelmini sul reclutamento universitario.
Ma il quadro era già noto, sostengono gli studenti dell’Udu, che avevano sollevato i problemi legati al «mantenimento di un’offerta così vasta e difficilmente sostenibile» già prima dell’approvazione dell’offerta formativa e del manifesto degli studi.
«Le scelte di ridimensionamento dell’offerta vengono sempre rimandate - attacca l’Unione degli universitari - così come è stata rimandata a settembre la scelta di individuare quali ricercatori svolgeranno attività didattica e quali invece no. Bastava una richiesta formale per avere un quadro preciso della situazione dell’Ateneo per poter eventualmente ridimensionare l’offerta in vista dell’imminente apertura delle immatricolazioni. Analogamente non si conosce neppure il numero di docenti ordinari e associati che non saranno disposti a prendere gli incarichi non coperti dai ricercatori: le facoltà hanno voluto il caos».
È il frutto di una «politica miope», secondo i rappresentanti degli studenti, «l'aver lasciato carta bianca alle facoltà su decisioni così importanti come il futuro della nostra Università».
«Irresponsabile, invece, - affermano gli studenti dell'Udu - la mancanza di decisioni importanti negli organi di governo dell’Università, Senato e Consiglio di amministrazione. Se a settembre non ci saranno abbastanza risorse per pagare i contratti, o verranno affidati gratuitamente o le aule rimarranno senza docente, saranno gli studenti a pagare».
«L'Ateneo finora è riuscito a limitare la diminuzione dei servizi e ad evitare l’aumento delle tasse ma dal prossimo anno accademico non si riuscirà più a coprire gli stipendi a causa dei continui tagli previsti anche dalla finanziaria» continua l’Udu che si scaglia contro la politica del Governo sull'istruzione pubblica e la ricerca: «orientata a tenerci tutti ignoranti e controllati e promuovere un’istruzione per pochi».
«Non possiamo accettare - è la conclusione - che questo disegno ricada sulle spalle di tutti quegli studenti che non potranno permettersi tasse sproporzionate ai loro redditi e che sempre più difficilmente potranno godere di una borsa di studio a causa del trasferimento dei fondi da quello per i "meritevoli e privi di mezzi" a un "fondo per il merito" che distribuirà le risorse senza considerare criteri di reddito».e.g.
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