Parma ricoperta da "neve chimica"
Margherita Portelli
Il Nord Italia è nella morsa del gelo, e anche Parma si sveglia imbiancata. Nonostante il colpo d’occhio possa confondere, però, non si tratta di neve. Per lo meno non di quella a cui siamo abituati. Alcuni la chiamano «neve chimica», anche se l’aggettivo più corretto sarebbe «antropogenica»: si tratta di quel sottile nevischio che si forma nell’aria e finisce per ricoprire ogni tipo di superficie, in campagna e in periferia, quando l’umidità incontra temperature che, come in questi giorni, scendono abbondantemente sotto lo zero.
Non è la «galabruza»
Non è la classica, e indubbiamente poetica, «galaverna» (o «galabruza» per dirla alla parmigiana), costituita dal ghiaccio che si forma a contatto con le superfici esposte a nebbia e basse temperature, ma di una vera e propria neve che si forma in atmosfera libera sotto forma di cristalli singoli o aggregati. In pratica sono piccolissimi fiocchi di neve, che, anche senza nubi o precipitazioni, sembrerebbero formarsi in relazione alla presenza di agenti inquinanti dell’atmosfera, come il solfuro di rame, l’ossido di rame, gli ioduri di mercurio, di piombo o di cadmio e i silicati. La struttura di queste particelle, simile a quella esagonale dei cristalli di ghiaccio, provocherebbe la formazione e la caduta al suolo di fiocchi come fossero vere e proprie nevicate.
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