Omicidio-suicidio in via Cremonese: domani l'autopsia sul corpo di Mimì
Laura Frugoni
Mimì aveva 24 anni e ogni mattina si svegliava all'alba per accompagnare a scuola i bambini sull'Happy bus rosso. Anche ieri doveva andare così. E invece Domenica Menna alle 6 e mezza ha incontrato il suo assassino nella penombra gelida di via Cremonese. Appena il tempo di uscire dalla casa di Fognano dove viveva con i genitori e le tre sorelle, mettersi al volante della sua Hyundai i20, percorrere neanche un paio di chilometri e si è materializzato lui: Salvio Chirullo, 42 anni - napoletano, guardia giurata dell'Ivri dal 2008, divorziato e padre di due bambini - le ha sparato quattro colpi a bruciapelo, poi s'è puntato la pistola alla tempia e ha fatto ancora fuoco. Morti sul colpo. Una pallottola, pare proprio quella che l'uomo ha usato per sè, ha continuato la sua micidiale traiettoria andando a trapassare il vetro della finestra nella casa di fronte. Ancora da stabilire con chiarezza se i colpi esplosi con l'arma in dotazione siano stati cinque o sei (sei i bossoli che mancavano nel caricatore), ma il dettaglio aggiungerà poco. Chi era Salvio per Mimì? Si erano frequentati per circa tre anni, definirlo ex fidanzato forse è troppo, i genitori non sapevano niente di quella relazione. Comunque lei l'aveva lasciato da un mesetto e chissà cos'aveva covato dentro Chirullo nelle ultime settimane per innescare questo finale tremendo. Certo, lui non accettava la fine di quell'amore: aveva continuato a tampinarla. Impossibile sapere con certezza se in via Cremonese fosse arrivato già con l'intenzione di uccidere. Venerdì sera Domenica era andata fuori ed era tornata a casa presto, visto che c'era la sveglia all'alba. Uscita con un'amica: questo hanno detto i familiari ai poliziotti. Per ora non risulta che abbia incontrato Chirullo, tanto meno che avessero discusso. Ieri mattina il metronotte era appena smontato dal turno di sorveglianza alla Barilla. L'aspettava: conosceva orari e abitudini della ragazza. Lungo via Cremonese lei se l'è trovato alle spalle: la Bravo ha sorpassato la Hyundai e si è piazzata davanti. Mimì avrebbe anche potuto cercare di scappare (sulla corsia di sinistra c'era ancora tanto spazio), eppure non ci ha provato. La Hyundai era ferma con le quattro frecce. Il finestrino sul lato guida abbassato. Lui le avrà detto: parliamo. Come fai a pensare che lo stesso uomo a cui hai voluto bene sta per ucciderti? Quella terrificante sequenza nessuno potrà mai ricostruirla con precisione: non c'è nessun testimone, solo qualche residente delle case vicine che ha sentito i colpi senza neanche rendersi ben conto che erano spari. Domenica aveva la cintura di sicurezza allacciata. La portiera rimasta spalancata e dev'essere stato lui ad aprirla. Il metronotte è stato trovato esanime di fianco all'auto, il piede sinistro dentro l'abitacolo: nel crollare a terra si dev'essere sbilanciato all'indietro. In pochi minuti via Cremonese s'è riempita di lampeggianti. E' arrivata un'ambulanza del 118, un esercito di poliziotti e carabinieri, la scientifica. Il capo della squadra mobile, Enrico Tassi, che ha preso in carico l'indagine, il pm Roberta Licci, il medico legale Cucurachi. La strada è rimasta transennata fino all'ora di pranzo: con i curiosi assiepati nonostante il gelo siberiano. Congelata fino a dopo mezzogiorno (quando i corpi finalmente sono stati rimossi) anche la scena del delitto-suicidio: le due auto ferme una dietro l'altra, il lenzuolo insanguinato sull'asfalto per coprire la guardia giurata ancora in divisa. Un lenzuolo anche per la piccola Mimì. Momenti strazianti. Una zia della ragazza che cercava di «bucare» le transenne («vi prego ditemi cos'è successo, fatemi andare a vedere»). Una sorella, che non ha retto la vista di quel lenzuolo. Anche a mamma Filomena è toccato il supplizio più grande: «Sì, è lei». Tre parole per dire che tutto è finito: tua figlia non c'è più. Ma le tragedie come questa non finiscono mai. Continuano a succedere: troppi uomini «irreprensibili» che escono pazzi perché non si rassegnano a un addio. Troppe donne che continuano a morire. Omicidio-suicidio In alto, Salvio Chirullo e Domenica Menna. Nelle foto centrali, i rilievi della Scientifica e lo strazio della sorella di Domenica.
Martedì, con ogni probabilità, sarà il giorno dell'autopsia sul corpo della ragazza.
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