Suor Laura, monaca di clausura a 27 anni
Suora di clausura a 27 anni. Sabato, la parmigiana suor Laura Teresina Rovina, emetterà i voti perpetui nel monastero di clausura di Santa Lucia delle suore Clarisse, a Città della Pieve (Perugia). Per l’occasione saranno presenti numerosi amici, i famigliari e il vescovo Enrico Solmi, per testimoniare la vicinanza della Chiesa di Parma alla giovane religiosa. Suor Laura Teresina, dopo aver concluso il noviziato a soli 23 anni, nel 2008 emette la professione temporanea alla presenza dell’indimenticato vescovo di Parma, monsignor Silvio Cesare Bonicelli. La scelta di suor Laura Teresina di donare la propria esistenza a Dio nasce nella vita quotidiana, dal desiderio di vivere un’esperienza di fede profonda, e prende slancio anche grazie alla visita al monastero di Città della Pieve. «Il confronto col dono totale di queste donne, che sembra sprecato - spiega, ricordando il primo incontro con il mondo della clausura - mi ha aperto nuove domande». E dopo un cammino di discernimento, suor Laura Teresina capisce che «questo era il mio posto e che tutto quello che facevo prima acquistava un senso e un orizzonte diverso». La clausura, se si comprende il suo significato più vero e profondo, paradossalmente consente di aprirsi totalmente al mondo, tramite la fede in Cristo. «Il dolore delle persone vicine, ma anche lontane, non mi era estraneo - sottolinea suor Laura, riflettendo sulla sofferenza umana e sulla propria ricerca di senso -. Il mio cuore lo sentivo parte di tutta l’umanità. Non potevo accontentarmi di vivere la mia vita, tirando a campare o cercando di soffrire il meno possibile, perché gli altri, la vita stessa ti chiedono di prendere posizione. E ho capito che l’unico modo di stare vicino al cuore di ogni persona è stare attaccati al cuore di Gesù, perché lui arriva dappertutto. Questa è la responsabilità grande della nostra vita: anche in clausura puoi rischiare di rimanere chiusa nel tuo piccolo mondo, se non teniamo sveglio il nostro cuore lasciandoci interrogare dalle sofferenze e dalle gioie degli altri». La sfida quotidiana è vivere «la grata - osserva - che ci ricorda a chi apparteniamo, non come chiusura, ma come occasione per aprirci sempre di più». Ai giovani, infine, suor Laura Teresina desidera «ripetere il messaggio di Giovanni Paolo II, di non aver paura di Cristo, ma di aprirgli le porte del cuore e della vita, perché lui è l’unico che dà pienezza».l.m.
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