Georgia Azzali
Comandante, anche lei qua...». Il benvenuto, quel 24 giugno di otto mesi fa, quando varcò il portone di via Burla, glielo porse un albanese che lui aveva arrestato. Quaranta giorni di cella, un paio di mesi ai domiciliari, poi l'obbligo di dimora, e da metà novembre la libertà. Da guardia a ladro. Da una parte all'altra della barricata, Giovanni Maria Jacobazzi, anche se il capo della polizia municipale dell'era Vignali, indagato per corruzione, tentata concussione e peculato d'uso, precisa subito: «Tutte accuse infondate,
da allora vengo diffamato».
Torniamo indietro: perché il sindaco la nominò comandante dei vigili urbani?
«Sono stato contattato nella primavera- estate del 2008 da Vignali. Voleva riorganizzare il corpo della polizia municipale secondo
una logica diversa: non dimentichiamoci, infatti, la Carta di Parma, le frequenti visite in città dell'allora ministro Maroni. Il sindaco
mi conosceva e pensò a me».
Perché lei allora guidava il Nas di Parma o eravate amici da prima?
«Lo conobbi quando presi il comando del Nas. E quando mi propose l'incarico di capo dei vigili, accettai. Ma sorsero subito delle
polemiche, perché non partecipai ad alcuna selezione. Fui anche accusato di non avere i titoli, ma era falso, visto che la procura ha archiviato tutto». (...)
Prima di affrontare le accuse, parliamo del capitolo multe: quante ne ha cancellate?
«Chi fa il comandante dei vigili deve sapere che ha delle pressioni, altrimenti fa altro. Io non ho strappato nulla, ma è vero che ho annullato migliaia di multe. E sono sicuro che tutti vorranno accompagnarmi in tribunale, quando e se sarà: i politici, gli assessori, gli alti funzionari della pubblica amministrazione e i notabili locali che chiamavano decine di volte. Questa è l'Italia...».
(...) Tutte le dichiarazioni dell'ex comandante Jacobazzi in esclusiva nella lunga intervista sulla Gazzetta di Parma oggi in edicola
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