Solmi: "La Chiesa è vicina alle coppie in crisi"
«La comunità cristiana è chiamata a conoscere e amare le famiglie che vivono una situazione di crisi, facilitandone l’incontro con il Signore». Sono le parole pronunciate dal vescovo Enrico Solmi lunedì sera in Seminario minore, durante l’appuntamento conclusivo del ciclo di incontri rivolti alle «famiglie ferite», ossia a tutti coloro che vivono la separazione, il divorzio, un nuovo legame, promosso dall’Ufficio famiglia della diocesi. Monsignor Solmi ha posto l’accento sul tema: «Si fermò, lo toccò e disse... Essere reciprocamente prossimi nella comunità cristiana». Partendo dalla situazione di crisi che può nascere in una famiglia, il vescovo si è soffermato sulla necessità di cogliere i momenti di difficoltà come opportunità di crescita, attingendo anche ad aiuti esterni per uscirne.
Fondamentale inoltre la vicinanza della comunità cristiana, che deve «maturare degli atteggiamenti nuovi - ha spiegato - per accogliere, accompagnare e sostenere chi vive queste situazioni». Le risposte che devono essere offerte a una coppia in difficoltà «non devono avere un carattere di eccezionalità - ha precisato monsignor Solmi -. Le famiglie in crisi sono persone che fanno parte della nostra Chiesa». Da qui l’importanza di tessere delle relazioni personali e nuove. «Per poterlo fare - ha proseguito - serve un impegno rinnovato affinché la parrocchia non sia soltanto il prete, ma anche tutte quelle figure che lo Spirito del Signore gli ha messo accanto in quella comunità: le famiglie, le persone consacrate, gli operatori pastorali». Tutti devono mettersi a disposizione per dar vita a un «atteggiamento pastorale che abbia come finalità - ha specificato - il farsi prossimo a ogni coppia e famiglia, aiutandole a vivere la loro specifica missione». Serve quindi un percorso integrato all’interno della comunità cristiana che abbia un fine comune: il bene della famiglia. «Il cuore di chiunque opera - ha concluso il vescovo - deve battere all’unisono nella visione della persona umana, della sua vocazione di figlio redento in Cristo, lasciando che le azioni e i progetti perseguano vie, strumenti e mezzi propri, che in dialogo e anche in sinergia, mantenendo la specificità e l’indipendenza degli approcci, perseguono lo stesso fine». L.M.
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