"Il Comune non paga Coop sociali in difficoltà"
I comuni ritarda nei pagamenti e i soci devono rinunciare al proprio salario. Una situazione paradossale che sta ponendo in uno stato di estrema sofferenza molte piccole cooperative sociali che operano nel parmense. Cooperative che dalla montagna alla Bassa garantiscono servizi socio-assistenziali ed inserimento lavorativo alle categorie più vulnerabili della società: disabili, tossicodipendenti, ex detenuti, disagiati.
Problemi di bilancio
«Su 37 cooperative 30 hanno problemi di bilancio, – spiega Danilo Amadei presidente del Consorzio Solidarietà Sociale di Parma che raggruppa le piccole e medie cooperative sociali del territorio – ma nel complesso il sistema regge grazie alla solidarietà tra i soci e il sostegno del territorio. Solo con il 5 per mille siamo riusciti a raccogliere ben 130mila euro, ciò testimonia che la comunità crede in noi. Ma questo non basta. I ritardi nei pagamenti da parte di Comune di Parma e partecipate creano problemi giganteschi, anche se tanti soci-lavoratori hanno rinunciato allo stipendio per far sì che fossero pagati i lavoratori più bisognosi, non si può sopravvivere in eterno con questo meccanismo. I lavori per il verde pubblico, i servizi di pulizie e spazzamento sono in perenne attesa dei pagamenti da parte dell’amministrazione, ma anche di Iren. Per non parlare delle partecipate. Parma Infrastrutture, solo per fare un esempio, ad oggi non ha pagato neanche un euro per i lavori realizzati, negli asili, nei parchi, per la manutenzione dei giochi. E non si tratta di una questione legata al commissariamento della città».
Il nodo degli appalti
Alla crisi si aggiunge l’annosa questione degli appalti, cui il criterio del massimo ribasso pesa sempre più come una spada di Damocle sulle piccole cooperative sociali. «Gli appalti, a Parma, – afferma Danilo Amadei – mancano spesso delle clausole sociali che prevedono l’assunzione di personale con svantaggi, sebbene queste siano previste da norme regionali, nazionali ed europee». Eppure negli ultimi tre anni queste stesse cooperative sociali nonostante il giogo della crisi, dei ritardi e degli appalti sono riuscite ad assorbire nel proprio organico ben 170 lavoratori a tempo indeterminato, con una percentuale simile di dipendenti normodotati e svantaggiati. «Le nostre attività non sono delocalizzabili – conclude il presidente Amadei – siamo sul territorio da 25 anni e abbiamo creato una rete di relazioni solida: è questa la nostra forza. Perché solo con il radicamento nelle comunità locali si può pensare di passare dall’assistenza all’autonomia».
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