di Chiara Cacciani
I numeri sono clamorosi: 6 persone in manette, 19 ai domiciliari, 44 indagati a piede libero e 7 locali notturni a cui è stata fatta abbassare la serranda. Ma ancor più clamorosi sono alcuni dei nomi che si nascondono dietro ai numeri di "Venus", la maxioperazione contro la prostituzione nei night condotta dai carabinieri: l'ispettore della polizia di Stato Antonio Ciotta, in forza alla Squadra Volanti, che da stamattina si trova dietro le sbarre; l'ex ispettore delle Volanti Francesco Reda e il vigile urbano Angelo Di Maggio ("noto" per il pieno di benzina alla sua auto utilizzando la tessera della polizia municipale), finiti agli arresti domiciliari. E altri 8 appartenenti alle forze dell'ordine denunciati a piede libro di cui - come da prassi - non stati forniti i nomi: alcuni uomini dell'Arma e due vigili urbani. "E' questo l'aspetto che amareggia più di tutti - ha detto il procuratore generale Gerardo Laguardia -: con alcuni abbiamo collaborato a diversi casi...Sapevano che fine facevano quelle ragazze ma hanno omesso di denunciare queste situazioni " . A loro, tra i nomi noti, si aggiungono i fratelli avvocati Antonio e Serena Dimichele.
E' l'esito di una indagine lunghissima (i riscontri partono dal 2006), quello di cui dà conto Laguardia nella sede dell'Arma a Palazzo Ducale. Al suo fianco il pm Roberta Licci (che ha coordinato le "mosse" del Nucleo investigativo dell'Arma), il comandante provinciale dei carabinieri Carlo Cerrina, il colonnello Giorgio Sulpizi e il capitano Cristiano Spadano. Un esito che è sfociato, tra la notte e la mattinata, nell'esecuzione delle ordinanze emesse dal gup Alessandro Conti: custodia cautelare in carcere per Ciotta, Giorgio Sani, Gaetano Villirillo, Pietro Gandolfo, Elton Kadrija, che figurano come gestori di alcuni locali; domiciliari per Reda, i Di Michele, Di maggio e altre 16 persone sempre nell'ambito della gestione dei night: Gianluca Uccelli, Giorgio Puliti, Eugenio Maresca, Kais Trabelsi, Domenico Spagnolo, Salvatore Metrangolo, Adriatik Hanija, Orazio Cellamare, Flavio Curto, Albert Guza, Entrico Morini, Roberto Donelli, Ermanno Lasagni, Giuliano Oliverio, Yassine Ali. Numerosi i reati contestati: si va dal favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione all'estorsione, dal falso alla calunnia, fino a truffa e concussione ambientale. Sotto sequestro preventivo sette locali notturni tra Parma e provincia: Diana Park, Quasar, Aeroflot 2, La castorina birichina, Can Am, Bodegon e La Notte. Figuravano come "circoli ricreativi con attività di promozione sociale", ma dietro le belle, rassicuranti parole c'era un'altra realtà: ragazze fatte arrivare appositamente dall'Est Europa venivano fatte prostituire. Tutti, salvo il Can Am, risultano affiliati Csen, il centro sportivo di cui sono fiduciari per il Parmense gli avvocati Di Michele.
Ed è stato proprio il marchio comune a mettere gli investigatori sulla strada giusta. Affiliati allo Csen erano infatti due night al centro di altrettante e precedenti operazioni antiprostituzione, in una delle quali era rimasto coinvolto anche un carabiniere. "Da quel momento abbiamo cercato di capire quale fosse la procedura di affiliazione al circolo, che permetteva ai locali notturni di figurare come circoli ricreativi e avere esenzioni, ima anche perchè proprio in questi stessi locali non vi erano mai controlli da parte di alcune forze di polizia - ha spiegato la pm Licci - E, inoltre, ci siamo domandati se c'erano benefit per chi avrebbe dovuto controllare e non lo faceva". Eccome, se ce n'erano: somme di denaro, regali, prestazioni sessuali e "perfino" consumazioni gratis al bar.
I due legali sono accusati di estorsione e favoreggiamento della prostituzione: secondo l'accusa, in cambio dell'affiliazione Csen, chiedevano "rimborsi" che vanno dai 20 ai 54 mila euro, e i gestori un po' riluttanti a pagare sarebbero stati minacciati, approfittando del particolare rapporto che c'erano con Ciotta e Reda, in grado - sempre secondo l'accusa - di evitare o meno i controlli ai locali di cui erano assidui frequentatori. Ciotta, in particolare, - che come Reda dovrà rispondere di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, falso, calunnia e concussione - avrebbe anche favorito la concessione di permessi di soggiorno alle ragazze fatte arrivare dall'Est grazie ad attestazioni anagrafiche false ma anche procurato un contratto fittizio all'albanese pluripregiudicato Elton Kadrija, gestore-buttafuori di uno dei locali e suo uomo di fiducia. Venuti a conoscenza delle indagini in corso, i due poliziotti avrebbero inoltre cercato di sviarle, producendo anche relazioni di servizio con false denunce.
Come prevedono i regolamenti, pur trattandosi di un'operazione dei carabinieri, gli arresti dei due ispettori sono stati eseguiti dagli uomini della Polizia di Stato, e in particolare della Mobile, tra le cui fila Reda è rimasto fino a circa sei mesi fa.
Il vigile urbano Di Maggio, invece, avrebbe aiutato a ottenere i permessi di soggiorno 'per le ragazze, ma soprattutto avrebbe in più occasioni avvertito i gestori di alcuni dei locali posti sotto sequestro dell'arrivo di controlli da parte delle forze dell'ordine. "Ciò che è preoccupante - ha detto la Licci riferendosi a poliziotti, carabinieri e vigili urbani coinvolti in "Venus" - è che è emersa una prassi nei comportamenti di quel genere, accompagnati da una sorta di presunzione di impunità".
Ampi servizi sulla Gazzetta di Parma in edicola
Inserisci il tuo commento