Terrorismo: la Boccassini chiede 17 condanne, e propone 20 anni per Bruno Ghirardi
Il Pm di Milano Ilda Boccassini ha chiesto al termine della sua requisitoria 17 condanne dai 2 ai 22 anni di reclusione nel processo a carico delle cosiddette Nuove Br. Ventidue anni di reclusione sono stati chiesti per due imputati. (SEGUE)
Una condanna a 22 anni di reclusione è stata chiesta per Davide Bortolato e Claudio Latino, due dei leader del Partito Comunista Politico-Militare. Per Vincenzo Sisi, invece, sono stati chiesti 21 anni; 20 anni per Bruno Ghirardi, originario del Parmense, e 19 anni per Alfredo Davanzo, il presunto ideologo del gruppo.
Per Massimiliano Gaeta la condanna richiesta è di 18 anni di reclusione, mentre per Massimiliano Toschi, 15 anni. Nove anni invece per Salvatore Scivoli, 7 anni per Alfredo Mazzamauro, 7 anni per Andrea Scantamburlo, 6 anni per Amarilli Caprio, Michele Magon e Federico Salotto, 6 anni e 8 mesi per Alessandro Toschi, 5 anni per Davide Rotondi e 2 anni per Giampietro Simonetto. Per Andrea Tonello sei anni e sei mesi di reclusione.Durante le indagini, e in particolare con l’ascolto delle intercettazioni ambientali, «si è aperto uno scenario devastante, perchè c'era un gruppo di persone che stava agendo clandestinamente nel nostro paese, pianificando un alto numero di reati». Lo ha affermato il pm di Milano, Ilda Boccassini, nel corso della sua requisitoria nel processo a carico dei presunti appartenenti alle cosiddette 'Nuove Br'.
Il pm ha spiegato inoltre che i leader del gruppo, tra cui Claudio Latino, Massimiliano Gaeta, Davide Bortolato, Vincenzo Sisi e Bruno Ghirardi, non ricorrevano «all’aiuto della tecnologia presente, che poteva essere un elemento nuovo rispetto agli Anni di Piombo. Ma, anzi, non avevano contatti telefonici, si davano appuntamenti a voce e avevano comportamenti ossessivi, paranoici e anomali nei loro spostamenti». Il gruppo nell’autunno del 2006, però, secondo il pm, capì «l'importanza della questione informatica per la propagazione clandestina del loro foglio» e per questo mandò tre componenti a seguire due corsi informatici a Zurigo «per trovare un modo per diffondere in modo criptato la pubblicazione».
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