Chiara Cacciani (Gazzetta 14-2-2007)
E' stato il telegiornale a far rimbombare il nome tra le pareti della casa di Pastorello: Bruno Ghirardi, loro figlio, uno dei 15 arrestati con l’accusa di associazione sovversiva e banda armata nella maxioperazione antiterrorismo. L’uomo che, secondo le intercettazioni e i pedinamenti della Digos, avrebbe avuto il ruolo di «esperto militare» di «Seconda posizione Brigate rosse». E che ancora sabato e domenica scorsi era a Pastorello a trovare la famiglia. Gli interrogatori sono iniziati ieri, le accuse dovranno essere confermate. Ma quassù, sulle colline della Valparma, quel capitolo che i genitori pensavano essersi chiuso per sempre si è riaperto, e dolorosamente, tutto: era già stato arrestato per banda armata nel 1982, Bruno Ghirardi, oggi 50 anni. e dal carcere era uscito dopo quasi 20 anni. «Sarò in buona fede, ma per tutti i progetti che stava facendo, non posso credere che abbia fatto quello di cui parlano», racconta la madre Giordana, che combatte con la salute e con gli occhi che si inumidiscono senza il suo volere. Lei è milanese, e a Milano ha conosciuto il marito, originario di Pastorello. Nella frazione veniva tutte le estati con i bimbi piccoli, poi quando uno dei tre ha deciso di trasferirsi a Langhirano, quella delle vacanze è diventata la loro nuova casa.
«Negli anni 80 Bruno ha sbagliato ed ha poi pagato. L’accusa di banda armata prevede una pena pesante e lui ha trascorso tanti anni nelle supercarceri di tutta Italia - ripercorre la madre -. Aveva le sue idee, ma non ha mai ammazzato nessuno. Non si è mai pentito né dissociato, e questo l’ha pagato caro: altri peggio di lui, che hanno davvero ucciso e poi hanno fatto retromarcia, hanno goduto di benefici». Il ritorno alla libertà è datato 2001, a cui sono seguiti due anni di obbligo di firma e di «coprifuoco» in casa alle 10 di sera. «Ma quel che era successo sembrava davvero un capitolo chiuso». Nella nuova vita c'era la convivenza con la fidanzata di allora («lei lo ha aspettato»), il contratto con una cooperativa e l’impiego da archivista in un centro di elaborazione dati a Milano, e gli ultimi esami prima della laurea in ingegneria elettronica. Era iscritto all’università di Parma, Bruno Ghirardi, e lo era dai tempi della detenzione. «Veniva a fare gli esami in via Burla e per noi era un’occasione per vederci una volta di più», confida. Con la voce che si incrina, mamma Giordana. Che rivede il figlio nella sua ultima visita, appena sabato e domenica scorsi, e non riesce a riconoscerlo nell’immagine «disegnata» dai giornali. «Quando sabato è stato qui era tranquillo, sereno, di una dolcezza unica come era da tempo. Mi ha detto che sapeva che il posto in cui lavorava doveva fare delle assunzioni, e voleva mandare il suo curriculum. E poi avevano preso una casa in affitto al mare e stavano già parlando delle ferie, avevano fatto delle spese per il loro appartamento: troppe cose belle progettava, per essere coinvolto in un giro del genere».
Ora attendono, questi genitori. «Nelle perquisizioni non hanno trovato nulla. Penso che sia su una lista nera per i suoi precedenti. E aspettiamo di sapere cosa diranno i magistrati». E poi c'è quel pensiero che torna insistentemente: «Era sereno, aveva tante idee per il futuro. La voglia di progettare e di migliorare dimostra che non aveva più grilli per la testa come prima».
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