23/03/2009 -

Parma


Il fratello di Marco Franzosi: «Non aveva mai avuto disturbi»

Tre anni fa il fratello gemello Gianluca era rimasto paralizzato alle gambe dopo un banale incidente in bicicletta sulle strade del Parmense. E ieri Marco, uno sportivo in piena salute e innamorato della corsa, ha perso la vita stroncato da un malore dopo aver coronato il sogno di partecipare alla maratona di Roma. Davvero il destino si è accanito sulla famiglia Franzosi. Ora a piangere Marco rimangono, oltre al fratello, la mamma Ada e la sorella Marzia. Marco abitava a Parma in via Brigate Julia. Era ragioniere, faceva il consulente del lavoro alla «Pomelli elaborazioni paghe», uno studio di consulenza in via Paradigna, dove da oltre vent'anni lavorava insieme al fratello. E poi amava tantissimo lo sport e la corsa: l'ultima gara era stata la Corsa del culatello, la 30 chilometri fra Salsomaggiore e Soragna, proprio in vista della maratona di Roma.
«Era una persona molto generosa verso tutti, se poteva dava quello che aveva - ricorda Gianluca -. Per me ha fatto tanto, ma anche per gli amici. Dopo che mi sono fatto male l'ho sempre avuto vicino, si è dedicato tantissimo a me e quando ero al centro di riabilitazione a Villanova mi veniva a trovare tutti i giorni. Anche adesso quando avevo bisogno c'era sempre». Anche sul lavoro, ricorda, «era una persona precisa, meticolosa, attenta». La sua passione, dice, era la maratona. «Non aveva mai avuto disturbi e si teneva molto controllato, anche nell'alimentazione. Facendo attività agonistica faceva visite annualmente: com'è possibile che nessuno si sia mai accorto di nulla?». E conclude amaramente: «Io mi sono spaccato la schiena per una banalità, per una strada malmessa;  lui è morto per una maratona, per fare dello sport».
L'ultimo a vedere Marco vivo è stato Graziano Berti, segretario dell'Atletica Manara, che correva con lui. «Ho visto Marco al 37° chilometro: l'ultimo ricordo che ho di lui è quando mi è passato vicino, io l'ho incitato e lui mi ha guardato e mi ha sorriso. Poi non l'ho più visto. Si era d'accordo di vederci dopo: una volta fatta la doccia avremmo dovuto andare a mangiare una pizza tutti insieme prima di partire in treno». Anche la sera prima, ricorda, nulla che lasciasse presagire la disgrazia: «Eravamo a cena tutti insieme, era allegro come tutti noi e niente faceva supporre quello che poteva accadere».
Con Marco a Roma c'era anche Paolo Bucci, sportivo noto per le sue imprese estreme e amico di Franzosi. È stato l'ultimo a rivolgerli la parola ieri: «Prima dell'inizio della maratona ci siamo detti “Buona corsa, ci vediamo dopo”, quelle cose semplici e scontate che si dicono due amici che pensano di rivedersi poco dopo. Stamattina (ieri, ndr) abbiamo fatto colazione insieme, abbiamo mangiato la solita porzione prima di una gara e lui stava benissimo. Siamo andati alle griglie di partenza:  lui, avendo un personale più veloce del mio, è andato in una griglia un po' più avanti. Da quel momento non l'ho più visto. Era una persona buona, disponibile, che si faceva in quattro per tutti: se avevi bisogno lui c'era. Abbiamo fatto insieme la maratona di Parma, quella di Firenze, di Reggio, poi tutte quelle gare che ci sono in provincia di Parma. Era uno che aveva le potenzialità, ma che non si tirava mai il collo: non arrivava mai a fine maratona stremato».
«Le doti di Marco erano incredibili - ricorda Mauro Biondini -, ma lui ha sempre praticato lo sport come forma di salute e per stare assieme agli amici e condividere una passione, non per essere competitivo. Umanamente era la persona più disponibile che ci fosse. Pur di essere vicino al fratello ha sacrificato tutto se stesso».
«Una persona eccezionale, discreta e gentile. Siamo tutti sotto choc», dice la presidente dell'Atletica Manara, Maura Morini. E il vicepresidente della società, Dante Pagliarini, presidente fino a pochi mesi fa, racconta che «la medaglia di oggi (ieri, ndr) aveva detto che la voleva dedicare alla sua amica Michela Grassetto, con cui si allenava sempre, e che non ha potuto partecipare alla maratona di Roma perché si è ammalata. Marchetto aveva sempre una parola per tutti, faceva anche da promotore di varie iniziative e voleva sempre aiutare gli altri. Sembrano le solite frasi fatte, ma lui era veramente una persona affabile e positiva».f.ban.

 








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