"Ho partorito cantando Traviata"
Yumi adesso non si stanca di ripeterlo, serissima: «Non ho dubbi dice è stato il concerto più bello della mia vita».
Fa niente se invece di ori e velluti rossi, quella mattina di qualche giorno fa, c’erano intorno pareti sterili. Camici bianchi al posto di decolleté imperlati. Lo spettacolo vero stavolta era Nausicaa, un frugoletto urlante di due chili e poco più ancora avvinghiato al cordone ombelicale.
Applauso, standing ovation. Brava Yumi, che ha partorito cantando due ore filate «La Traviata » di Verdi: il secondo atto per l’esattezza, l’«Amami Alfredo ». Con tanti saluti al travaglio e alla donna che patirà grande dolore: «E' la dimostrazione che il parto può essere gestito sino in fondo, sfruttando potenzialità connaturate nella madre» conferma Mariangela Voltolini, ostetrica dell’ospedale di Parma e direttrice d’orchestra per un giorno.
Nel caso del parto-concerto, poi, è stato tutto facilissimo. Yumi Anna Yaginuma, 33 anni di Tokyo ma parmigiana d’adozione, è cantante soprano professionista.
Verdi, Donizetti e Puccini sono il suo pane quotidiano dal 1998, quando iniziò gli studi al Conservatorio di Parma, fresca di laurea musicale in Giappone. Un’occasione simile non poteva farsela scappare, l’ostetrica Mariangela: «Quando Yumi è arrivata in ospedale racconta infatti la Voltolini aveva già delle contrazioni piuttosto forti, tuttavia ho avuto modo di parlare a lungo con lei, riuscendo così a capire quale sarebbe stato il suo punto di forza durante l’espulsione».
Il canto, appunto. I vocalizzi prima, le «agilità» e i re bemolle poi. Come sul palcoscenico, per bene e seriamente.
«L’ostetrica mi ha messo subito a mio agio racconta Yumi esortandomi a fare tutto in assoluta tranquillità, cercando di regolare il mio respiro attraverso i gorgheggi».
Le prime note si sono levate intorno alle 9, nella Maternità del Maggiore. Il «do» finale è esploso invece alle 11 in punto, seguito da un singhiozzo e poi da un pianto piccolo piccolo, isterico.
Leggi il racconto completo di questa storia singolare nell'articolo di Marco Severo sulla Gazzetta di Parma oggi in edicola
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