06/05/2009 -

Parma


Spariti 35mila euro: imprenditore truffato sul web

La trappola è sempre quella, delle truffe informatiche. Che hanno un nome preciso: «phishing», termine che deriva da fishing (pescare) e richiama volutamente il pesce che abbocca all'amo. Stavolta a permettere di scoperchiare la truffa arrivando anche al «pescatore» è stato un parmigiano, titolare di una grossa impresa agroalimentare, che aveva sentito puzza di bruciato appena s'era accorto che dal suo conto corrente erano spariti 35mila euro.
Queste truffe, si sa, partono da lontano: alla fine è finito nei guai un piccolo imprenditore di Campobasso, che è stato denunciato per riciclaggio.
Le indagini della polizia postale erano partite dalla denuncia dell'imprenditore di casa nostra, a cui era seguita a spron battuto la segnalazione da parte di una banca cittadina, che indicava proprio quel signore di Campobasso come titolare di alcune transazioni non autorizzate. L'uomo è risultato titolare di un conto corrente postale, per cui per «stanarlo» è stato prezioso anche il contributo di alcuni funzionari di Poste italiane. Il molisano è stato fermato proprio davanti a uno sportello postale, mentre stava facendo un bonifico dal proprio conto verso un conto estero.
Gli investigatori della postale hanno ricostruito la tecnica di questa truffa informatica: il molisano aveva ricevuto nella sua casella di posta elettronica una mail da una fantomatica banca giapponese, che aveva il problema di non possedere un rappresentante legale in Italia: dovendo incassare somme di denaro chiedeva la disponibilità di farle transitare sul proprio conto corrente. Il favore, in realtà, veniva presentato come un affare vantaggioso: nel caso l'uomo fosse stato disponibile, avrebbe potuto trattenere per sè una percentuale variabile tra il 5 e il 6 per cento, mentre il resto della somma sarebbe stato trasferito seguendo le istruzioni dalla presunta banca su conti correnti esteri.  Le somme illecitamente pervenute sul conto del tizio di Campobasso, e poi trasferite, ammontano a circa 15mila euro. Queste truffe non viaggiano mai da sole: su altre segnalazioni di cittadini molisani la polizia postale ha avviato altre indagini riguardanti raggiri molto simili.
In questo genere di truffe, il denaro ricevuto proviene sempre da attività illegali e dunque la proposta ha l’unico scopo di «ripulire» denaro sporco. Ma c'è un altro motivo per cui la polizia postale mette in guardia sul «phishing»:  chi viene contattato da banche o sedicenti società estere, nel caso in cui si renda disponibile, da vittima si trasforma in complice. E quando lo scoprono, passa dei guai pure lui.





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