Francesca Lombardi
C'è caldo, ma Francesca, 25 anni, è coperta. Ci ha già provato una volta, ad uscire di casa con una canotta scollata, e ha avuto paura. “Un gruppo di ragazzi ha cominciato a fare commenti ad alta voce, e la sera me ne sono trovato uno vicino al portone che mi aspettava. Ha cercato di entrare: per fortuna sono riuscita a chiudere in tempo”. Da allora, anche con trenta gradi, Francesca preferisce coprirsi con un maglioncino e la sera si fa sempre accompagnare da qualcuno. Non importa se deve aspettare gli amici nottambuli: da sola, in via Palermo, non ci passa. Dice che è l'unico consiglio dei suoi genitori che ascolta. Poi indica un pezzo di vetro in terra: “Lo vedi quello? E' ciò che rimane di una bottiglia di birra. Qui, quasi sempre, di notte, le spaccano per divertimento. E noi residenti ci svegliamo. Come se non bastasse il casino che fanno”.
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Anche Valeriu (nome di fantasia), rumeno, si sveglia spesso di notte. Lui abita vicino al bar della cronaca, dove a volte mettono in manette qualcuno e dove spesso si fa a botte. Anche lui è straniero come loro, e come gli italiani ha paura di quella gente che spaccia a tutte le ore del giorno, che fa casino, che butta le bottiglie in terra. Eppure Valeriu, a differenza degli italiani, più volte si è ritrovato la macchina rigata. “Sa, ho la targa rumena”. C'è chi non guarda in faccia nessuno. Se sei rumeno sei uno stupratore, oppure un ladro. Non importa se lavori dieci ore al giorno, paghi le tasse e sei in regola con lo Stato e con la coscienza. “Il razzismo esiste, certo, anche a Parma. La prova, appunto, è la mia auto”.
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Poi c'è Ahmed, disoccupato, arrivato in Italia su un barcone di quelli che si vedono in tv. Spaccia davanti a tutti, e se lo guardi da lontano ti sfida con gli occhi. “Non ho da mangiare, se mi trovi un lavoro da tremila euro al mese, lo accetto”. In via Palermo ce ne sono tanti, come Ahmed. Ma anche come Valeriu e Francesca, costretti a vivere insieme dall'epoca della multiculturalità, dell'immigrazione, della tolleranza e della crescente intolleranza. Alcuni cercano la pace, tanti incitano alla guerra. Il risultato è confusione: quella di culture che si scontrano e di bottiglie che si infrangono, di smarrimento, di odio, di comprensione, di sirene della polizia e di urla che chiamano tranquillità.
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