Polizia penitenziaria: stato di agitazione
Rottura delle trattative fra i sindacati (Sappe, Sinappe, Uil Pa e Fns Cisl) degli agenti di polizia penitenziaria e la direzione del carcere di via Burla.
In una nota, le organizzazioni sindacali scrivono che «nel corso di un incontro, il direttore Di Gregorio ha definitivamente buttato giù la maschera facendoci capire di non potere, nella maniera più assoluta, tener fede agli impegni dallo stesso sottoscritti il 27 maggio 2008».
«I sindacati, quindi - prosegue la nota - non hanno potuto che rompere il tavolo delle trattative, confermare lo stato di agitazione e calendarizzare tutta una serie di iniziative per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sulle precarie condizioni lavorative del personale di polizia penitenziaria di Parma».
I sindacati affermano, inoltre, che «entro fine anno riapriranno ulteriori cinque reparti senza alcuna implementazione dell’organico di polizia penitenziaria».
«Inoltre - dicono sempre i sindacati - gli effetti della smilitarizzazione del ’90 non si sono mai fatti sentire nel carcere di Parma tanto che, ancora oggi, gli agenti oltre ad un lavoro già “difficile” e stressante, sono continuamente sollecitati dai superiori gerarchici (i quali a loro volta subiscono continue pressioni ad esercitare un controllo stringente sul personale sottoposto) ad evadere anche una serie di incombenze che data l’atavica carenza di personale risultano essere, assolutamente ed umanamente, non più attuabili e/o non di loro stretta competenza; i poliziotti penitenziari - conclude la nota - sono spesso costretti a lavorare in posti di servizio insalubri, in alcuni casi, ai limiti della decenza».