di Alessia Ferri
Fu una Volvo PV544, il 13 agosto 1959, la prima auto al mondo ad essere munita di cinture di sicurezza. Il fatto è accaduto nella città svedese di Kristianstad ed era destinato a fare epoca. Da allora, infatti, iniziò a diffondersi ovunque l’utilizzo del dispositivo di sicurezza che, dalla sua comparsa ad oggi, ha salvato la vita ed evitato gravi ferite a milioni di persone. Inventata dall’ingegnere svedese Nils Ivar Bohlin, la cintura di sicurezza a tre tempi è uno strumento prezioso per salvaguardare la propria esistenza che, tuttavia, molte persone ancora non utilizzano. Secondo il Consiglio europeo per la sicurezza stradale, infatti, in Italia i trasgressori sarebbero poco meno del 30% degli automobilisti. Un dato elevato che, anche a Parma, non sembra fare eccezione. Sono numerosi, infatti, i guidatori «distratti», che al momento di inserire la chiave nel cruscotto della propria auto si dimenticano di allacciare la cintura. «Purtroppo è così - sottolinea il comandante della polizia municipale di Parma Giovanni Maria Jacobazzi -. Anche se Parma è una città dal forte senso civico che, generalmente, rispetta il codice della strada, per quanto riguarda l’uso delle cinture di sicurezza il quadro non è roseo». Sono state 614 le infrazioni di questo genere rilevate dai vigili urbani di Parma dal 1º gennaio al 31 luglio di quest'anno. Un numero elevato che comprende sia l’utilizzo della cintura che quello del seggiolino omologato per i bambini di statura inferiore al metro e mezzo.
L’articolo 172 del codice stradale prevede una sanzione che può variare dai 74 ai 299 euro per chiunque non faccia uso delle cinture di sicurezza e dei sistemi di ritenuta per bambini, e 5 punti in meno sulla patente. Alla seconda violazione commessa nel giro di 2 anni c'è la sospensione della patente da 15 giorni a 2 mesi.
Nonostante ciò, i parmigiani, sembrano essere davvero indisciplinati. Non è sempre stato così però. «Quando è entrata in vigore la patente a punti, tanti hanno iniziato a stare più attenti e, per i primi periodi, questo tipo di infrazione era in netto calo - continua Jacobazzi -. Come spesso accade, tuttavia, il tempo fa il suo corso e, purtroppo, trascina con sé buone e cattive abitudini». Dopo poco, infatti, tutto è tornato come prima. «Passato il primo periodo di attenzione, anche i parmigiani si sono rilassati, fino ad arrivare al numero odierno di contravvenzioni, decisamente troppo alto», conclude il comandante. Che, tuttavia, ribadisce l’impegno delle forze dell’ordine nel far rispettare una norma «in grado di salvare la vita».