Parma vista da un gay. Dopo gli episodi delle settimane scorse in altre regioni, dove si sono registrate anche vere e proprie aggressioni, abbiamo raccotlo alcuni pareri nel mondo omosessuale della nostra città. Le due fotografie (ovviamente parziali ma già significative) sono state "scattate" rispettivamente durante una serata al Borgo B e ascoltando il racconto di alcuni giovani gay che vivono a Parma.
1) Una serata al Borgo B (di Ilaria Graziosi)
Parma è una città tollerante: certo non si può pretendere che tutti condividano la nostra realtà, ma fortunatamente non siamo mai stati vittime di grandi problemi o gravi dimostrazioni di intolleranza>. A parlare è Luca Marola, 32 anni, parmigiano omosessuale proprietario, con Luca Manici- in arte Kelly La Blonde-del locale “Borgo B” in Borgo Bernabei. Un locale inaugurato la scorsa settimana, per aperitivi e cene, aperto da lunedi a venerdi, che da metà novembre darà vita anche ad un ciclo di incontri dedicati alla presentazione di libri sui temi dei diritti civili dei gay.
<Il locale ha avuto qualche problema solo lo scorso anno- racconta Luca -a causa dei residenti, soprattutto anziani, di Borgo Bernabei: loro non vedevano di buon occhio il nostro locale solo perché frequentato da omosessuali che “chissà cosa potevano combinare là dentro”: per questo si sono rivolti al consigliere di quartiere di «Impegno per Parma», Stefano Salvarani, che ha invitato il Comune a fare maggiori controlli igienico-sanitari nel nostro locale, in quanto gestito da due omosessuali>.
Una richiesta di controlli «per verificare che le normative in materia venissero rispettate», che lo stesso Salvarani aveva spiegato con la necessità di rispondere alle preoccupazioni degli abitanti della zona. <Con tutti i controlli che ci sono stati, i vigili non hanno mai trovato nulla fuori norma- continua Marola- Il problema maggiore è la diffidenza e magari i pregiudizi che alcune persone hanno nei confronti del mondo gay in quanto tale. Ma io abito in questa città da sempre e ammetto che negli ultimi anni qualcosa si sta muovendo: mi è capitato di vedere coppie gay per strada camminare mano nella mano senza vergogna. E questo è ciò di cui una città di provincia ha bisogno: l’abitudine. Se non si è abituati a vedere certe cose si finisce sempre per stupirsene”. Ed è proprio vero, come dice Luca, che qualcosa si sta muovendo a Parma: per la fine di novembre è prevista infatti la creazione del “Consorzio Arcobaleno”, un ente istituzionale che raccoglierà tutte le attività commerciali gay e gay friendly.
<Vogliamo unirci per diventare più forti nella realtà cittadina, anche se la forza è una qualità che dovremmo avere tutti, indipendentemente dall’orientamento sessuale>. Per quanto riguarda i gravi episodi di intolleranza verso gli omosessuali accaduti a livello nazionale, Luca non ha dubbi: <Deve esserci l’esigenza e la volontà di non sottovalutare i fenomeni non solo di discriminazione, ma anche di bullismo frutto di ignoranza: per questo ritengo che ci sarebbe bisogno, soprattutto a partire dalle scuole che fanno poco da questo punto di vista, di accentuare l’educazione alla libertà e al rispetto delle diversità».
2) Voci a ruota libera
“Ad oggi vivo bene la mia omosessualità e trovo Parma una città abbastanza aperta pur essendo un piccolo centro, ma non mi sognerei mai di camminare per strada mano nella mano con un ragazzo”. Faccia pulita, sorriso ampio e voce decisa, inizia così la chiacchierata con Roberto, ragazzo gay di 24 anni che alla domanda “come vivi a Parma” sembra avere le idee molto chiare.
Questa è la generazione facebook, aperta a tutto e a tutti, pronti a fare amicizia con la semplicità di un movimento delle dita ancor prima di sapere chi c'è dall'altra parte. Eppure, gli ultimi avvenimenti di intolleranza verso gli omosessuali mostrano che non sempre si riesce a convivere fianco a fianco con chi è etichettato come “diverso”. Episodi riguardanti tutto lo stivale, da nord a sud, commessi per lo più da giovani.
A pensarla così è anche Roberto, trasferitosi a Parma da poco più di un anno, dopo aver vissuto per quindici anni in un piccolo centro della Toscana e diverso tempo a Milano. Mi spiega che oggi è sereno ma che non è sempre stato così: “ho trascorso la mia adolescenza in un piccolo paesino della Toscana. Molte delle mie decisioni sono state dettate dalla volontà di non voler essere troppo “ visibile” per evitare di incappare in problemi. Anche la scelta della scuola, il liceo classico, l'ho presa non certo spinto dall'amore per il latino e greco ma perchè cercavo una realtà tranquilla”. Un ragazzo che potrebbe essere l’emblema di come si vive l’omosessualità in Italia. “Dalla Toscana, a 15 anni mi sono trasferito a Milano dove ho trovato una mentalità completamente opposta, ora, da circa un anno, vivo a Parma. Mi sono sempre trovato bene qui – ribadisce con fermezza – non ho riscontrato grandi ostilità anche se non mi sognerei mai di esternare troppo il mio orientamento sessuale”.
Discrezione, titubanza, paura di giudizio, qualunque sia il motivo Roberto ci tiene a ribadire che vive bene a Parma ma, essendo una città piccola, è comprensibile che la gente possa perdersi in qualche sguardo di troppo quando un semplice gesto, come tenersi per mano, avviene tra due persone dello stesso sesso “questa è una città piena di ragazzi, quindi aperta, ma resta pur sempre un piccolo centro”. Ma sembrano proprio i giovani a deludere maggiormente le aspettative di Roberto “la differenza tra la generazione di persone più mature e quella di giovani come me – dice – è che gli adulti sono più limpidi, chiari, è probabile che da subito ti lancino sguardi poco rassicuranti (cosa che comunque non accade sempre) ,mentre i giovani, invece, sono meno sinceri, ti cercano per un caffè, per una chiacchiera ma quando si tratta di andare oltre, creando un rapporto d’amicizia più profondo, allora è tutto diverso e ritorna la chiusura mentale”.
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