Pino Agnetti
Egregio signor Marco Castoldi in arte Morgan, mi vorrà scusare se - non conoscendoci di persona - le scrivo dalle colonne del giornale più antico d’Italia. Ma vorrei raccontarle brevemente una storia di cui mi sono già occupato proprio su queste pagine: la storia di Valentina.
Una ragazza di diciott’anni, l’età di molti dei concorrenti di quell’«X Factor» a cui lei deve la sua resurrezione artistica.
Dicono gli amici e i parenti che Valentina fosse una studentessa modello. Questo, almeno prima di scivolare in una depressione sempre più nera. Come la notte in cui ci ha lasciati, schiantata da un micidiale mix di droghe.
Ora, lei ha appena dichiarato su «Max» che la droga può essere un ottimo aiuto proprio contro la depressione. «La uso come antidrepessivo», sono state le sue testuali parole registrate e, come tali, confermate per filo e per segno dal mensile.
Insomma, secondo lei la droga non è altro che un rimedio. Un po' come una compressa effervescente per il raffreddore. L’aglio cotto sotto la cenere per i calli. O una crema solare contro le scottature. E allora vai con la ricetta del «dottor Morgan», un po' principe dark e un po' novello «poète maudit» alla Rimbaud: «Avercene di antidepressivi come la cocaina. Fa bene. E Freud la prescriveva. Io la fumo perché non ho voglia di tirare su l’intonaco dalle narici. Me ne faccio di meno, ma almeno è pura».
Con tanti aristocratici saluti a quei poveracci in fila ogni giorno davanti ai Sert (tanto lei si fa curare a Londra dai suoi strapagati medici personali).
Complimenti, signor Marco Castoldi in arte Morgan. Complimenti per la sublime messa in scena. Con tanto di smentite psicodrammatiche («Sono stato frainteso, mi hanno teso una trappola!»), messianici controappelli («Nooo! La droga fa male…») e un polverone tale da oscurare perfino la polemica sul legittimo impedimento e il processo breve. Non a caso, adesso tutti la cercano e la vogliono. Da Vespa, dove si è già divertito da matti a recitare la parte di cappuccetto rosso tradito da quei malvagi lupi mannari di «Max».
A Giletti e alla sua ex-collega di «X Factor», Simona Ventura, che l’attendono frementi a braccia aperte. Una vera e propria beatificazione mediatica, a cui manca solo l’annuncio della sua fulminea conversione a Padre Pio. E che le varrà mille volte più di una fugace apparizione al Festival, come confermato dalla sua stessa «eroica» decisione di non andare a Sanremo anche se riammesso. Quella possibilità comunque negata a Valentina congedatasi appena diciottenne, e senza possibilità alcuna di esservi «riammessa», dal ben più impegnativo palcoscenico della vita.
In questi giorni, il pm ha chiesto per i due pusher che avevano fornito alla ragazza tutto l’occorrente per «uscire dalla depressione» una condanna a quattro anni di carcere. Ma per chi come lei ha il potere immenso di ergersi a simbolo e modello per centinaia di migliaia di giovani come Valentina, quale dovrebbe essere allora la condanna? Io ne avrei una da suggerirle, caro Morgan. Venga qui a Parma, ma in forma privata e senza tanti codazzi mediatici. E io la condurrò in segreto sulla tomba di Valentina, per deporvi un fiore e chiedere umilmente perdono.
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