La «Mimosa per l'ambiente» in difesa della legalità
Laura Ugolotti
«Per la coraggiosa tenacia con cui persegue la ricerca della verità, la difesa della legalità, del territorio e dell’ambiente». Con questa motivazione l’Ada - Associazione Donne Ambientaliste - di Parma ha assegnato il premio «Una mimosa per l’ambiente» 2010 a Rosaria Capacchione, la giornalista de «Il Mattino» di Napoli, autrice del libro «L'oro della camorra». La premiazione è avvenuta ieri, nella sede dell’Unione Parmense degli Industriali e consegnare la «Mimosa 2010» alla giornalista è stata la presidente dell’associazione, Rosalba Lispi. «Essere ambientalisti - ha spiegato Lispi - significa essere cittadini attivi, impegnati nella difesa dell’ambiente e della legalità. Il rispetto delle regole è indispensabile per la costruzione di un sistema produttivo eco-sostenibile, che non faccia pagare all’ambiente e alla salute dei cittadini il prezzo del suo sfruttamento».
«Rosaria Capacchione è un esempio, perché continua nel suo impegno civile anche a costo della libertà», ha precisato la presidente, riferendosi alla vita sotto scorta che la giornalista è costretta a condurre, dopo le minacce ricevute dai boss della camorra. La cerimonia di ieri è stata l’occasione per riflettere sul rapporto tra criminalità organizzata, e ambiente, che diventa terreno fertile per gli affari: dalle discariche di rifiuti tossici, alle frodi alimentari e sui prodotti tipici, agli appalti per lo smaltimento dei rifiuti. Al dibattito, moderato dal giornalista della «Gazzetta di Parma» Paolo Ferrandi, ha partecipato anche Giuseppe La Pietra, dell’associazione Libera, che ha ricordato come Parma non sia esente dal rischio di infiltrazioni malavitose: «Occorre mantenere alta l’attenzione - ha detto -; con l’informazione e l’impegno tutti i cittadini possono svolgere quel ruolo di antimafia sociale che non deve essere delegato esclusivamente alla magistratura e alle forze dell’ordine». La Pietra ha ricordato i 20 milioni di euro sequestrati nel parmense alcuni mesi fa, tra beni mobili ed immobili, e il nome di Pasquale Zagaria, l’imprenditore - fratello del latitante Michele capo del clan dei Casalesi - che fino a Parma si era spinto con i suoi investimenti.
«Alcuni giorni fa durante un convegno a Modena - ha raccontato Rosaria Capacchione - ho raccolto l’allarme di alcuni imprenditori: si sentono minacciati dall’imprenditoria criminale, che ha maggiore liquidità e specie in questo periodo riesce ad avere la meglio». «Non conosco da vicino la realtà di Parma - continua - ma immagino non sia così diversa da quella modenese. E’ un territorio ricco, anche dal punto di vista ambientale, con i suoi prodotti tipici, l’industria alimentare, l’agricoltura, e può essere facile preda della malavita. Non sottovalutate i segnali di allarme: diffidate di chi dispone di grandi liquidità». «Parma non è un territorio depresso - ha aggiunto - in cui una nuova attività può destare sospetti, ma non abbassate la guardia, perché se il pericolo è avvertito per tempo, allora esistono ancora dei margini sufficientemente ampi di intervento».
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