Cure palliative: c'è la legge e porta una firma parmigiana
Laura Ugolotti
La nuova legge sulla terapia del dolore e cure palliative, approvata martedì alla Camera, porta anche una firma parmigiana. Tra i suoi principali artefici c'è Guido Fanelli, direttore della struttura complessa 2ª Anestesia, rianimazione e terapia antalgica (dipartimento chirurgico) dell’Azienda Ospedaliero Universitaria di Parma e presidente della Commissione ministeriale che ha elaborato la proposta.
«E' una legge rivoluzionaria - ha commentato Fanelli - la prima in Europa di questo genere: stabilisce che il cittadino sia “tutelato e garantito per l’accesso alla terapia del dolore e cure palliative”, bambini compresi». Un risultato nato da un percorso lungo e complesso, iniziato a luglio del 2009. «l primo documento approvato all’unanimità dalla Camera in 48 ore - racconta - conteneva ben 15 disegni di legge, provenienti da istanze diverse. Quando il testo è passato al Senato abbiamo lavorato tre giorni e due notti sugli aspetti tecnici, per tradurre un importante risultato politico, cioè il documento approvato bipartisan, in una legge che fosse anche operativa. E’ stata una fatica non indifferente, che ha richiesto la concertazione di 25 tra organizzazioni scientifiche e sindacali, ma era un atto necessario per dare risposta alla società civile». La maggiore novità introdotta dalla legge? Il dolore, in quanto sintomo, al pari di altri parametri come la pressione arteriosa, dovrà essere misurato e tenuto sotto controllo. «Ogni medico sarà tenuto a riportare sulla cartella clinica la presenza e la quantificazione del dolore, la terapia intrapresa e i risultati conseguiti. Una misura che mette il cittadino in condizione di rivendicare la cura del dolore».
La legge prevede inoltre la creazione di due reti, regionale e nazionale per la terapia del dolore e per le cure palliative; questo consentirà prima di tutto di monitorarne l’applicazione, «pena - spiega Fanelli - la drastica riduzione dei fondi del Ministero», e in secondo luogo «di spostare la terapia dagli Ospedali al territorio, cittadino, regionale e nazionale, coinvolgendo i medici di famiglia, che saranno formati e messi in condizione di curare i propri pazienti». «E' stata inoltre snellita - aggiunge - la pratica per la prescrizione di oppiacei a pazienti con patologie oncologiche o limitanti, come mal di schiena e cefalee croniche. La legge lo prevede per i medici aderenti al Servizio Sanitario Nazionale, ma le Regioni potranno estenderla ai privati che operino in istituti accreditati». «Quando il ministro mi ha contattato per annunciarmi l’approvazione della legge mi ha detto “Grazie, lei ha dato un grande servizio al Paese”».
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