Andrea, due anni in Sudan in aiuto dei più poveri
di Roberto Longoni
Tra lui e l'Africa per mesi ci sono stati di mezzo il mare della burocrazia e il deserto dell'attesa. Le valigie e lo spirito, lui li aveva preparati da un bel po'. Ma le carte si sono aggiunte alle carte, le settimane alle settimane, prima che arrivasse il via libera del visto. Poi, a metà luglio, quando cioè il calendario detta il ritmo di esodi lontani o anche solo di weekend in riviera, Andrea Tozzi è salito su un aereo: ed è partito, non per una vacanza, ma per una frontiera. Rovente da anni, per questioni di miseria e di umana crudeltà, visto il genocidio che la insanguina (per il quale il procuratore generale della Corte penale internazionale dell'Aja ha appena incriminato il presidente sudanese Omar El Bashir). Rovente ora più che in altri momenti anche per questioni di clima. Due anni a Khartoum, per conto del Volontariato internazionale per lo sviluppo, ong laica, ma molto legata al mondo salesiano. A Khartoum è l'ufficio del trentaduenne parmigiano laureato in Economia alla Bocconi dopo la maturità scientifica al San Benedetto. La scrivania «confinerà» con le zone più povere della stessa capitale sudanese, la finestra guarderà a sud, verso il Darfur. Il volontario, che ha firmato un contratto di formazione professionale a progetto, dovrà realizzare un programma concentrato sul campo educativo (come fanno ben immaginare anche le caratteristiche dell'ong e della congregazione): dalla formazione di base alla gestione di centri di formazione....
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