Georgia Azzali
â– Trascorre le giornate scrivendo, il ladro di bambini. Pagine affollate di parole con caratteri minuti. Lui è Mario Alessi, 49 anni, l'uomo che puntò la pistola alla testa di Tommy. Per l'accusa è anche il mostro che l'ha ammazzato, ma la Corte d'assise d'appello ha precisato che non è possibile stabilire chi fu l'esecutore materiale del delitto. Alessi, però, era lì, in via del Traglione, la sera del 2 marzo di quattro anni fa, insieme a Salvatore Raimondi, quando Tommy fu ucciso, e per i giudici non può che meritare l'ergastolo. E' in carcere dal 1° aprile 2006: dopo un breve passaggio in via Burla, è stato per oltre 4 anni a Viterbo e dalla fine di marzo è nel penitenziario di Prato. Questa è la prima intervista che concede da quando è stato arrestato, consegnando le risposte al suo avvocato, Laura Ferraboschi.
Blindato in cella, da solo, per 22 ore al giorno. Legge, lavora a un nuovo memoriale, e riflette «su tutti gli errori e gli sbagli che ho fatto - dice -, sul male e il dolore che ho causato a tutte quelle persone che non avevano nessuna colpa».
Vorrebbe chiedere perdono alla famiglia di Tommaso?
«So già che da parte della signora Pellinghelli non ci sarà mai perdono, e la capisco perfettamente, ma ad ogni modo io mi sento di farlo: il minimo che posso fare è chiederle perdono per tutto il male che le abbiamo fatto e che io le ho fatto».
Lei ha sempre sostenuto di non aver ucciso Tommaso, accusando Raimondi: ma, ammesso che lei dica la verità, perché non ha impedito al suo complice di ammazzare il bambino?
«Spero che la mia innocenza venga fuori quanto prima. Una cosa è certa: io non smetterò mai di lottare finché emergerà la verità. Ma come potevo impedire che quel mostro di Salvatore Raimondi uccidesse il piccolo Tommaso, considerando che io mi trovavo a circa 200 metri di distanza (sul ciglio della strada per controllare che non arrivasse qualcuno, ndr) da dove ha commesso quello scempio? Solo dopo, quando scesi giù verso il letto del fiume, perché lo cercavo, vidi Raimondi che con la sua malvagità colpiva il bambino, ma ormai non potevo fare più nulla, perché era già troppo tardi: il bambino era morto».
L'intervista completa (che comprende anche nuove accuse a presunti complici nel sequestro del bambino) è sulla Gazzetta di Parma in edicola, che ospita anche l'immediata replica di Paola Pellinghelli: "Non me la sento di perdonare - spiega la mamma di Tommy - e forse non lo farò mai. Spero solo che sconti la sua pena"