Continuano le polemiche sul trattamento riservato a una prostituta nigeriana fermata venerdì notte in una retata della polizia municipale di Parma e immortalata da alcune foto mentre era sdraiata seminuda in una camera di sicurezza del Comando. Un’interrogazione parlamentare è stata rivolta al ministro dell’Interno Roberto Maroni e firmata da due senatori radicali e un’altra è in arrivo all’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna da parte del Prc. Al ministro dell’Interno Roberto Maroni i radicali Marco Perduca e Donatella Poretti chiedono «se non ritenga che i poteri e le forme di intervento dei reparti della polizia municipale devono essere conformi alle disposizioni di legge e che le persone sottoposte a provvedimenti anche temporanei di limitazione della libertà hanno il diritto a essere trattati civilmente e con tutte le garanzie previste dalla legge».
I senatori chiedono anche di sapere «per quali motivi l’operazione è stata preannunciata alla stampa con il coinvolgimento di giornalisti e fotografi, unitamente alla presenza dell’assessore (alla sicurezza Costantino Monteverdi, ndr) senza che venisse adottata alcuna precauzione a garanzia e tutela delle persone fermate» e se è vero che nel comando dei vigili urbani di Parma «esiste una struttura di detenzione di sicurezza dotata di imbottiture perimetrali, tali da proteggere l’incolumità di ospiti irrequieti».
Critici anche gli esponenti emiliano-romagnoli del Prc, Nando Mainardi e Leonardo Masella, rispettivamente segretario regionale e capogruppo del partito in Regione. Convinti che la spettacolarizzazione dei controlli sia stata espressamente voluta dall’amministrazione, che ha invitato all’operazione giornalisti e fotografi, per Rifondazione «è la conferma che l'emergenza securitaria lanciata dal Governo, attraverso il decreto che attribuisce ai sindaci maggiori poteri in termini di "incolumità pubblica e sicurezza urbana", punta a colpire i più deboli socialmente mentre lascia inalterati i grandi e veri fattori di insicurezza che attraversano il Paese, come ad esempio il nodo degli infortuni e dei morti nei luoghi di lavoro».
Da parte sua l'assessore Monteverdi replica affermando che non c'è stato alcun trattamento incivile, e fornisce dati sull'operato del Comune per assistere queste ragazze spesso vittime di sfruttamento. Guarda l'intervista a Tv Parma in videogallery.
IL PRESIDENTE DEL SENATO CHIEDE SPIEGAZIONI. Il presidente del Senato, Renato Schifani ha chiesto chiarimenti sull'episodio al prefetto Paolo Scarpis. Lo rende noto l'ufficio stampa di Palazzo Madama. "La drammatica foto pubblicata - prosegue la nota - rischia infatti di trasmettere un'immagine del nostro Paese diversa da quella che è in realtà e di quanto si sta facendo a tutela dell’ordine pubblico, ma nel rispetto dei diritti inviolabili della persona. Chi intende adottare il criterio della "tolleranza zero" è tenuto a farlo non sottraendosi mai alla tutela della dignità della persona e della sua privacy. Pertanto il Presidente del Senato auspica che venga fatta al più presto opportuna e doverosa chiarezza sull'intero accaduto".
LA POSIZIONE DEL COMUNE - (comunicato stampa) “Basta speculazioni sulla pelle delle persone”. “Stop al tentativo di trattare come uno scandalo un’operazione che aveva l’obiettivo di contrastare la prostituzione e promuovere per queste ragazze percorsi alternativi”. “Nessuno ci venga a parlare di diritti quando queste persone vengono soccorse e trattate umanamente, come probabilmente mai sono state trattate nella loro vita”. L’assessore alla Sicurezza del Comune di Parma Costantino Monteverdi risponde così al caso nato dopo la foto scattata da un giornalista all’interno del Comando provinciale della Polizia municipale di Parma.
“Basta speculazioni sulla pelle di persone” – La strumentalizzazione nata su una foto scattata da un giornalista, e pubblicata decontestualizzata da ciò che è realmente avvenuto, la dice lunga, come sostiene Monteverdi, “sul clima che si vuole generare nei confronti di temi caldi per la cittadinanza come la sicurezza. Qui non ci si chiede chi è questa persona e cosa sia realmente accaduto, ma si esprimono giudizi aprioristici che vanno soltanto a sollevare un clima negativo verso persone e situazioni. Giudizi che indirettamente vanno anche a coinvolgere le fasce deboli come queste ragazze, ultimo anello di quello che è una catena delinquenziale rappresentata dal racket della prostituzione”. “Certe speculazioni sul dramma della prostituzione sono l’ennesima violenza che queste persone devono subire”. “Cosa c’entrano poi i sindaci sceriffi – si chiede con sdegno Monteverdi - quando queste operazioni sono sempre state condotte per dare un segnale di fermezza alla criminalità e per cercare di dare una possibilità di nuova vita a queste ragazze?”.
“Stop al tentativo di trattare come uno scandalo un’operazione che aveva l’obiettivo di contrastare la prostituzione e promuovere per queste ragazze percorsi alternativi” – “Non ha senso parlare di scandalo, quando si ritrae una ragazza a terra mentre dorme stremata dopo una crisi nervosa” continua l’assessore Monteverdi. “Questa persona era impaurita dal possibile comportamento del suo protettore per il mancato incasso di quella sera e ha avuto una reazione forte. Per farla calmare è stata introdotta in una stanza che, per legge ministeriale, devono avere tutti i comandi che procedono alla foto segnalazione. Questa stanza non è una cella, è senza maniglie, appigli, smussata come vuole la normativa per impedire alla persona di farsi male. E’ bene chiarire che la prostituta è stata accompagnata al Comando in seguito alla mancanza di documenti: per legge si doveva verificare la sua identità. I sindaci sceriffo non c’entrano dunque nulla. Quando si è rialzata ha raccontato la sua storia all’ispettrice che conduceva le operazioni, ha accettato acqua, caffè, le coperte per la notte (in attesa della risposta sull’identità del Viminale) e anche la colazione, che gli hanno offerto gli agenti. Infine una pattuglia della Polizia municipale, alla mattina, è uscita a cercare i vestiti della ragazza per darle la possibilità di tornare a casa in modo dignitoso”. “Nei resoconti dei giornalisti presenti in ogni momento dell’operazione non c’è traccia di alcuna violazione di diritti”.
“Nessuno ci venga a parlare di diritti quando queste prostitute vengono soccorse e trattate umanamente come probabilmente mai sono state trattate nella loro vita” – Continua Monteverdi: “Ma non solo questa ragazza come tutte le altre prostitute, e come testimoniano i giornalisti presenti, è stata trattata con grande umanità, ma le è stato prospettato anche un percorso di riabilitazione. Questo percorso, voluto dal Comune di Parma grazie ad una legge nazionale, ha permesso a 54 ragazze solo nel 2008 di uscire dalla strada e iniziare un reinserimento nella vita civile, che tutti noi ci auguriamo possa terminare con un lavoro e il permesso di soggiorno”.