In tre pigiati in 40 metri. E il marito dorme per terra
Nicoletta sa cosa vuol dire trovarsi in uno stato di emergenza alloggio: qualche mese fa è stata sfrattata dall’appartamento in strada Manara in cui viveva con il marito e la figlia. Lui si era ritrovato senza lavoro e non erano più stati in grado di pagare l’affitto. Da un giorno all’altro sono rimasti senza un tetto sopra la testa, in mezzo a una strada, al freddo, e allora l’unica soluzione era stato l’albergo: «Ci siamo indebitati - racconta la donna - abbiamo chiesto prestiti per poterlo pagare, ma non sapevamo dove andare. Non abbiamo parenti qui che ci possono aiutare». Da allora la situazione è cambiata, ma di certezze Nicoletta ne ha ancora poche. Tramite un privato hanno trovato, due mesi fa, un piccolo appartamento in affitto: una mansarda di 40 metri quadrati con una camera da letto, l’angolo cottura e un piccolo bagno. «Mio marito - racconta - dorme per terra perché in camera ci sta solo un letto matrimoniale. E’ troppo caldo per dormire in tre nello stesso letto e la bambina di notte si muove molto, quindi lui preferisce lasciare il posto alla bambina». Una soluzione stretta per tre persone, ma a cui per ora ci si può adattare. «Adesso mio marito lavora - racconta Nicoletta -: fa il pizzaiolo e guadagna sui 1.500 euro al mese. Circa 550 se ne vanno per l’affitto, e con quello che resta dobbiamo vivere e, soprattutto, pagare i debiti accumulati nei mesi scorsi». «Facciamo fatica - spiega - anche perché la bambina non va all’asilo, non abbiamo parenti qui, e io per stare a casa con lei non lavoro, ma ci proviamo». A preoccupare Nicoletta non è tanto il presente, quando il futuro prossimo: «Mio marito oggi ha un lavoro e guadagna, ma il contratto gli scade a fine anno. Se non glielo dovessero rinnovare, ci troveremmo di nuovo in mezzo a una strada. Ci sono già passata e temo possa capitare di nuovo». «Abbiamo fatto domanda per una casa popolare, così da pagare un affitto un po' più basso, ma in graduatoria abbiamo solo 2 punti, quindi - conclude - abbiamo ben poche speranze».
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