"Io, da quattro anni in una cantina con tre figli"
L'avevamo lasciata lo scorso inverno in una cantina di borgo Cocconi: 14 metri quadri, bagno compreso, in cui viveva con i tre figli. A 6 mesi di distanza la situazione di Fatna non è cambiata, se non per il fatto che per ora il problema del freddo non si pone. La cantina, in questi caldissimi giorni di luglio è come un forno: non c'è aria, e l’umidità è altissima. «Ma non è il caldo che mi preoccupa», spiega la donna, di origini marocchine ma a Parma dal 2005. Così come non la preoccupa il fatto di dover mangiare per terra, su un piccolo tavolino, perché spazio per le sedie non ce n'è; o il fatto che i bambini siano costretti a fare i compiti sul letto. La sua paura più grande è di trovarsi ancora in quella cantina all’arrivo del prossimo inverno. La cantina, infatti, è priva di riscaldamento e ogni anno (vive in queste condizioni dal 2006) con il freddo, la situazione diventa critica. «Senza riscaldamento è dura: stiamo in casa con cuffie e giubbotti, febbre e tosse sono una costante - ci aveva raccontato lo scorso gennaio -. Non mi preoccupo per me, ma per i miei figli». Dopo che la sua storia era stata pubblicata, tanti privati si erano mossi per offrirle aiuto: coperte, generi alimentari, ma non è questa la sua emergenza. Fatna lavora per una impresa di pulizie e pur guadagnando poco - circa 800 euro al mese - cerca di non far mancare nulla ai suoi figli. Quello a cui però non riesce ad accedere è il diritto ad una casa dignitosa: uno spazio minimo per vivere in condizioni normali, un affitto che possa essere pagato regolarmente con il suo modesto stipendio. Fatna ha fatto più volte domanda per l’assegnazione di un alloggio in emergenza abitativa - le graduatorie vengono aggiornate trimestralmente - ma il suo punteggio non è sufficiente, nonostante l'Ausl abbia verificato la condizione di sovraffollamento, nonostante sia una donna sola e nonostante i 3 figli siano tutti a suo carico. «Ora il piccolo è dal papà, in Marocco - spiega - almeno lui potrà respirare per qualche mese». Per la graduatoria lei a tutti gli effetti ha già una «casa»: non è in mezzo ad una strada e non è a rischio di sfratto, perché paga ogni mese 400 euro per l’affitto di una cantina che, secondo le normative, ha un’altezza sufficiente per essere dichiarata «abitabile». Fatna si era data da fare per cercare un’altra sistemazione, dopo che il Comune le aveva concesso un piccolo aiuto per il pagamento dell’eventuale caparra, ma tra i privati non ha trovato nessuno disposto ad affittarle un appartamento ad un prezzo ragionevole, e quei soldi sono ancora lì, congelati. «Sembra che non ci sia nulla che io possa fare - ci dice -. Non mi preoccupo tanto per me, ma per i miei figli: ma non so se riusciranno a resistere un altro inverno al freddo».
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