di Georgia Azzali
Il colpo di scena, martedì mattina, quando le tute bianche del Ris si presentano alla porta di casa. E' in quel momento, come prevede la legge, che a Federico Pedroni viene notificato un avviso di garanzia per omicidio volontario. Per gli inquirenti, l'incidente stradale di Manzano, in cui il 30 settembre 2009 morì sua moglie Argia Lazzari, potrebbe nascondere una realtà inquietante. Tutta da dimostrare. Ma il sospetto degli investigatori è che l'uomo, alla guida dell'auto, abbia simulato l'incidente dopo aver ammazzato la donna.
Avviso «dovuto»
«L'informazione di garanzia era un atto dovuto - sottolinea il procuratore Gerardo Laguardia - perché nel momento in cui si decide di effettuare accertamenti tecnici a cui la difesa ha diritto di assistere, l'avviso va notificato, altrimenti si rischia la nullità degli atti».
Dall'accusa di omicidio colposo, perché era al volante della macchina, a quella pesantissima di aver ucciso la moglie. La svolta clamorosa è il frutto di un'indagine complessa, coordinata dal pm Paola Dal Monte, che è partita subito dopo l'incidente.
Dieci mesi fa la tragedia
Quella mattina del 30 settembre, Pedroni parte in auto da casa, nella frazione di Quinzano di Sotto, insieme alla moglie. C'è lui alla guida della Peugeot familiare grigia di proprietà di Argia. Escono presto, perché Pedroni, 40 anni, veterinario nel distretto Sud-Est dell'Ausl, ha un appuntamento a Langhirano poco prima delle 8 con il collega Michele Perlini - come confermò quest'ultimo subito dopo l'incidente - per fare un sopralluogo in un allevamento di suini. Una volta arrivati a Langhirano, la moglie avrebbe dovuto proseguire per Castelguelfo, dove lavorava come cuoca al ristorante «Le Botteghe». La Peugeot sta percorrendo la strada di Cozzano, quando improvvisamente, invece di percorrere la curva a sinistra, all'altezza dell'incrocio con lo stradello del cimitero di Manzano, esce di strada, finendo nella scarpata sottostante. Dopo aver sfiorato un palo in cemento armato, l'auto finisce la sua corsa contro un terrapieno a fianco dell'entrata del cancello del cimitero. Quando arrivano i soccorsi, la donna, 42 anni, è già morta, mentre Pedroni, ferito non gravemente, ha da poco ripreso conoscenza, secondo quanto racconta subito dopo. Non è lui, infatti, a chiamare il 118, ma un passante che, verso le 9, vede l'auto fuori strada.
Le anomalie dell'incidente
Un buco, tra il momento dell'incidente e l'arrivo dei soccorsi, di cui Pedroni non sarebbe in grado di raccontare nulla, perché svenuto. E per gli investigatori un'anomalia su cui fare luce. Ma i dubbi degli inquirenti, in realtà, sono sorti subito dopo la consegna della relazione dei carabinieri che avevano effettuato i rilievi. E' a quel punto, infatti, che il pm decide di affidare a un esperto la consulenza tecnica sulla ricostruzione dell'incidente. Uno studio per approfondire gli aspetti della dinamica e della cinematica di quello scontro e valutare la compatibilità tra l'impatto e le lesioni riportate. E sono proprio le conclusioni della relazione a far scattare i veri campanelli d'allarme negli inquirenti, perché l'esperto avrebbe evidenziato alcune anomalie che, incrociate con i risultati dell'autopsia, farebbero dubitare di quell'incidente. In particolare, pare che la grave lesione al capo riportata da Argia potrebbe anche non essere compatibile con lo scontro.
Gli accertamenti del Ris
Perplessità pesanti. Ma sempre e solo ipotesi per ora, sottolineano con forza anche gli inquirenti. Che, comunque, vogliono vederci chiaro. I carabinieri del Ris hanno ispezionato la casa di Quinzano di Sotto in cui Argia viveva con il marito. Raccolto reperti e, pare, spruzzato il luminol in varie aree dell'abitazione, ma su questo aspetto il riserbo è assoluto. E' altrettanto probabile che abbiano selezionato gli oggetti compatibili con un'eventuale arma del delitto, benché, a dieci mesi di distanza, ammesso che di omicidio si tratti, sarebbe difficile ipotizzare che si trovi ancora in casa. Nessun rilievo, invece, da parte del Ris sarebbe stato fatto sull'auto, tuttora sotto sequestro. «Vedremo a cosa porteranno questi accertamenti - sottolinea Laguardia -. Era doveroso approfondire, tuttavia bisogna comunque essere cauti». Ma quale movente avrebbe avuto Pedroni per uccidere la moglie? Poco o nulla trapela. Certo è che si scaverà nei rapporti familiari. E se la procura invita alla cautela, l'avvocato Amerigo Ghirardi - che assiste Pedroni insieme al collega Ludovico Bazini - si limita a dire: «Attendiamo gli sviluppi dell'inchiesta. Vedremo se e cosa emergerà dagli accertamenti tecnici». Perché è dalla scienza che ora si attendono risposte.
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