E' morto ieri sera Ezio Venturi, da 20 anni conosciutissimo cameraman di Tv Parma.
La sua telecamera aveva un cuore.
Prima che l’occhio individuasse l’inquadratura, prima che la mano regolasse lo zoom, la telecamera di Ezio Venturi si accendeva con il suo cuore, con la sua passione, con la sua straordinaria generosa disponibilità…
Ezio ci ha lasciati ieri sera, nell’Hospice delle Piccole Figlie dove ci ha regalato le ultime lezioni di serenità e di vero coraggio. E dove ci aveva raccontato un ultimo elenco di progetti da realizzare insieme: la tv e il sito, la crisi da vincere con le idee e le sinergie…Un po’ sembrava credere davvero di potercela fare, e un po’ erano le ultime bugie per noi e per se stesso.
Molti hanno conosciuto in questi 20 anni il nome e il volto di Ezio Venturi, incontrandolo nei luoghi delle cronache di Tv Parma: il Municipio, le strade della città, il ritiro estivo del Parma calcio. E a tanti altri vogliamo raccontare quanto Ezio abbia lavorato, sconosciuto, anche per loro: la tv richiede che uno diriga, che qualcun altro ci metta la firma e il volto; ma nulla funzionerebbe senza quelli che, come Ezio, si muovono nell’ombra che avvolge chi sta dietro le telecamere, in un lavoro che è sempre e davvero di squadra. E il senso della squadra Ezio lo aveva stupendo, che chiedesse ai “suoi” direttori di trovarsi a mangiare i funghi, insieme a tutti gli altri (un desiderio che non c’è stato il tempo di esaudire), che ci fosse da organizzarsi per un tg o una diretta, o che ci fosse da ascoltare e consolare, con quel tono finto burbero, una collaboratrice alle prese con le prime salite del lavoro e della vita.
Sono mille i ricordi che si accavallano, e ognuno rende più grande la tristezza. Il tg del mattino, che lo svegliava alle 5 e che, quando si era dovuto fare a meno del giornalista in studio, Ezio era stato capace di reinventare in una settimana, nonostante sei giorni di tentativi inguardabili e frustranti. E gli anni della Vasca, con quella telecamera con il cuore pronta a passare dal sabato pomeriggio in via Cavour alla notte nelle discoteche, dalle scuole ai gruppi rock, per dare voce ai ragazzi di Parma e ai loro sogni.
Mi martella in testa l’inizio della canzone che proprio tu avevi scelto come sigla, ovviamente di John Lennon: “God is a concept by which we measure our pain” (Dio è un concetto in base al quale misuriamo il nostro dolore). Oggi il dolore lo misuriamo enorme, come ogni giorno di più lo sarà il vuoto, fra gli scaffali pieni di tante “tue” videocassette. Ciao Ezio, grazie davvero. E anche se non c’è bisogno di dirtelo, comincia a mettere avanti qualche video per quando torneremo a lavorare, divertendoci, tutti insieme.
Billy
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