Un paio di mesi fa, durante un'operazione condotta dalla polizia municipale contro la prostituzione, fu scattata una foto che ritraeva una prostituta nigeriana seminuda e sdraiata a terra all'interno della camera di sicurezza del comando dei vigili urbani di Parma: l'immagine fece il giro del mondo e scatenò molte polemiche. Adesso la testimonianza di un'altra prostituta uruguaiana, presente al comando durante la medesima operazione, smonta il «caso»: in esclusiva, la «Gazzetta» pubblica oggi il testo della sua dichiarazione spontanea presentata in Questura, che anticipiamo sul nostro sito
L'anno 2008, addì 21 del mese di agosto, alle ore 11,15, negli Uffici della polizia municipale, siti in Parma, via del Taglio 8/a. Innanzi a noi sottoscritti Sostituto Commissario della Polizia di Stato Giuseppe Cosi - Ufficiale di P.G. in servizio presso la Squadra Mobile della Questura di Parma, e Ispettore Massimo Marchinetti, Ufficiali di P.G. in servizio presso il suindicato Ufficio, è presente U.S.P., nata a Montevideo (Uruguay), la quale, sentita come persona informata sui fatti dichiara quanto segue:
Sono in Italia da diversi anni. Sono in possesso del permesso di soggiorno per motivi familiari. Sono solita esercitare la prostituzione nella zona di via Spezia, dove vi sono anche altre donne quasi tutte bianche. Per questa ragione sono stata spesso oggetto di controllo da parte delle forze di polizia e carabinieri i cui agenti dopo avermi identificata ed accertato essere in regola col soggiorno mi hanno rilasciata.
La sera dell'8 agosto c.m., verso le ore 23, mentre mi trovavo in via Spezia da sola ad espletare il mio mestiere sono stata fermata da un'autovettura con agenti in borghese qualificatisi come agenti della polizia municipale. Gli stessi avevano già fermato un'altra ragazza di origine russa e due clienti. Ero in possesso dei miei documenti di identificazione ma priva del permesso di soggiorno. Per queste ragioni sono stata condotta negli Uffici della polizia municipale dove hanno accertato la mia situazione in Italia e dopo avermi contestato la infrazione amministrativa per la violazione dell'ordinanza sindacale dr. 230-0S/II.1 del 9 novembre 2007, sono stata mandata via.
Mentre mi trovavo nei loro uffici ho sentito arrivare alcuni vigili con una donna di colore seminuda che strillava a più non posso, tirava calci contro il personale nel tentativo di liberarsi. Io mi sono spaventata perché temevo che la donna, se fosse riuscita a liberarsi, potesse prendersela con noi bianche. Il motivo è che credono che noi siamo privilegiate e che non ci mandano via come loro. Invece non è vero. Io comunque mi sono alzata e mi sono messa dietro a un agente finché la donna di colore non è stata chiusa nella camera di sicurezza.
Prima che fosse chiusa in cella quella donna oltre a prendersela con gli agenti, sbatteva la testa contro il muro e si picchiava da sola forse per accusare i vigili di averla picchiata. Ma, per quanto ho potuto constatare nessuno la toccava con un dito. Anzi erano loro che avevano la divisa scomposta per il comportamento della donna che alternava la violenza al finto svenimento. Nel corridoio degli uffici della polizia municipale ho notato la presenza di alcuni giornalisti e fotografi, tra cui una donna. Ho detto all'agente di non farmi riprendere perchè ero residente a Parma e non volevo pubblicità. Infatti nessuno di loro mi ha fotografato o intervistato.
Però nei giorni successivi sono stata cercata insistentemente da due giornalisti, un uomo e una donna. L'uomo ha dichiarato, alla mia collega D., di origine colombiana, che si prostituisce nella mia stessa zona, di chiamarsi M. L'uomo e la donna hanno insistito nel parlare con me definendomi “ragazza uruguaiana” descrivendo il comportamento tenuto dai vigili urbani la sera del controllo. In particolare loro ritenevano che avessero operato maltrattamenti nei nostri confronti e volevano che io li denunciassi anche in maniera anonima. Infatti hanno detto alla mia collega “è ora che la smettano di trattarvi così” invitando la stessa collega a riferirmi di contattarli il più presto possibile. Nella mattinata odierna ho contattato l'uomo e questi mi ha confermato che mi cercava perché sarei stata maltrattata dagli agenti che mi hanno fermato e che lui stesso aveva udito le mie invettive contro gli agenti operanti. Invece non è vero. Io inveivo contro un cliente il quale dopo avermi avvicinato e chiesto quando prendevo ero stato fermato dagli stessi agenti che gli hanno contestato lo stesso illecito amministrativo che hanno contestato a me. Gridavo contro di lui perché pretendeva che io negassi il fatto e che in caso contrario mi avrebbe denunziato. Il giornalista, al telefono, ha insistito perché io affermassi di essere stata rinchiusa in cella di sicurezza per circa 4 ore. Anche questo è falso. Come ho già detto dopo aver accertato che ero in regola col soggiorno ed avermi contestato l'illecito amministrativo sono stata rilasciata.
A.D.R.: Ribadisco, ancora una volta che non ho subito alcun maltrattamento da parte degli Agenti che mi hanno controllato. Lo stesso vale per le altre persone controllate insieme a me. La donna di colore, che ho poi saputo essere nigeriana dai giornali, è stata molto violenta con gli agenti i quali, nonostante questo, sono stati molto pazienti e determinati affinché non combinasse altri guai. Come ho già detto aveva cercato di autolesionarsi dando testate contro il muro e percuotendosi il viso. I vigili l'avevano bloccata e rinchiusa nella camera di sicurezza dove lei continuava a strillare.
A.D.R.: Vista la insistenza del giornalista a volermi parlare e convincermi a denunziare presunti maltrattamenti, ho deciso, in forma autonoma di denunziare l'episodio. Mi sono portata dapprima in Questura cercando del Sostituto Commissario Reda, che conoscevo per aver trattato una pratica in cui ero testimone, ma, essendo assente, ho deciso di informare telefonicamente il Comando della polizia municipale.
Non ho altro da aggiungere».