Tagli alla scuola. Tredici cattedre salvate. Ma ne mancano 102
Enrico Gotti
Tredici cattedre salvate. L’ufficio scolastico regionale ha rivisto i tagli alla scuola su Parma, una delle province più colpite in regione. A settembre gli insegnanti in meno saranno 102, non più 115. Briciole, ma il futuro delle classi si gioca anche su questi numeri.
Il nuovo calcolo arriva dopo l’incontro con il provveditore Armando Acri, le proteste della Provincia e la lettera inviata a Bologna dal sindaco di Parma Pietro Vignali e dall’assessore comunale alle Politiche scolastiche Giovanni Paolo Bernini.
Al terzo anno di economie, le scuole non sanno più dove tagliare. A rischio, questa volta, ci sono soprattutto i rientri pomeridiani che gli istituti hanno attivato con risorse proprie. Sono diciassette in tutta la provincia i tempi pieni «virtuali», quelli che potrebbero scomparire. Già le famiglie delle future seconde della Corridoni e della Padre Lino Maupas di Vicofertile sono sul piede di guerra, preoccupate perché non saprebbero a chi lasciare i loro figli mentre sono al lavoro. Ieri pomeriggio c’è stata una riunione tra l’assessore comunale Bernini e il provveditore per fare il punto della situazione.
«Ci sono stati tagli ministeriali, che prevedono 881 docenti in meno in Emilia Romagna, - dice l’assessore Giovanni Paolo Bernini – In aggiunta a questi tagli ci sono stati criteri, condivisi dai sindacati regionali e dalla giunta regionale, che hanno penalizzato sicuramente Parma, che è la città con l’aumento più grande di bambini alle elementari: oltre 200 in più».
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