Notte degli artisti, un successo alla faccia del maltempo
Chiara Pozzati
Il maltempo sferza Parma, ma loro non si piegano: l’arte colora il sabato notte degli antichi borghi. Animati da puro eroismo e un pizzico d’azzardo, i protagonisti della «Notte degli artisti» hanno preso a esporre nell’incerta serata di ieri. Così, sotto agli ombrelloni di via Cavallotti sono spuntati ritratti a olio e schizzi a matita, ma anche le storiche Wander anni ’60, gioiellini più che semplici bici. E mentre i «signori» dei gessetti si sono impossessati di borgo della Trinità, borgo delle Colonne ha sfavillato illuminata da busti in argilla e perle rare. Dopo un comprensibile primo tentennamento causa maltempo, gli espositori non si sono persi d’animo e hanno dato vita a un chilometro e mezzo da fiaba. Tante le disdette e i forfait arrivati soprattutto da pittori e scultori provenienti da altre città, ma neanche questo ha scoraggiato i maestri «nostrani», imperturbabili accanto a cavalletti e installazioni in resina.
I visitatori si sono lasciati incantare da questo raggio di cultura che ha rischiarato la serata. Ha riscosso largo successo, dunque, la kermesse organizzata dall’associazione «I nostri borghi» con il patrocinio del Comune, il contributo della Fondazione Cariparma e numerosi sponsor. Da strada XX Settembre a strada Cavallotti, da borgo del Parmigianino a borgo degli Studi, ma anche borgo delle Colonne, borgo Trinità, borgo del Naviglio: un dedalo d’arte e cultura che ha saputo ancora una volta incantare Parma. «D’altronde le bizze del tempo non si possono prevedere – spiega Orazio, professore 46enne e appassionato di pittura – e si tratta comunque di un evento unico e straordinario». Decisamente entusiasti mamma Patrizia e i piccoli Lorenzo e Diego, intercettati in strada Cavallotti: «Non abitiamo in centro ed è stato azzardato venire qui – sorride la donna – ma alla fine siamo stati premiati per aver osato».
Per Carla e Alex Johnes invece «è una delle iniziative in cui Parma respira cultura e aria pulita, considerando che è vietato il transito alle auto». Una festa studiata ad hoc insomma, dove tra atelier e giochi di luce si nascondo artisti vecchi e facce nuove. Non solo bellezza ma anche solidarietà: all’interno della manifestazione è andata in scena «I love Japan», evento organizzato dall’associazione «Libertà Parmigiana». Uno spicchio di Giappone ha fatto così capolino all’ombra della Pinacoteca Stuard. A fianco della bancarella zeppa di fermagli, bracciali e sete, rigorosamente made in Japan, spiccava Kay Ohnishi, presidente della comunità nipponica di Parma. «Esattamente tre mesi fa il Giappone è stato colpito da un terremoto devastante – spiega Pino Agnetti, presidente del sodalizio – la nostra presenza vuole ricordare le vittime di quella catastrofe ma non solo. Vogliamo lanciare un nuovo appello al buon cuore dei parmigiani: serve ancora l’aiuto di tutti». I fondi raccolti verranno devoluti alla comunità di Ishinomaki, della prefettura di Miyagi. Soddisfatti anche il sindaco e Fabrizio Pallini, in prima linea nell’organizzazione dell’iniziativa. «E’ sempre una manifestazione affascinante – precisa Vignali – che coniuga la valorizzazione dei borghi antichi e il valore di arte, cultura e talento».
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