Editoriale - Il sindaco non può limitarsi a dire: non sapevo nulla
Giuliano Molossi
Non sono in grado di sapere se l'anno prossimo sarò ancora qui, perché alcune circostanze sono indipendenti dalla mia volontà,
aveva detto appena una settimana fa alla festa della polizia municipale, il comandante Giovanni Maria Jacobazzi. E' stato un buon profeta. L'anno prossimo Jacobazzi non ci sarà. Oggi è in carcere, sotto il peso di accuse molto gravi, dal peculato alla corruzione, alla tentata concussione, e infamanti per chi indossa una divisa e ha delle responsabilità pubbliche. Tra le varie imputazioni c'è anche quella di aver passato, in cambio di poche migliaia di euro, informazioni riservate su aziende e privati cittadini reperibili nei database ministeriali a un investigatore privato di Monza, lui pure arrestato. Con Jacobazzi sono stati arrestate altre dieci persone. Fra loro spiccano i nomi di due dirigenti comunali da parecchi anni molto vicini al sindaco Vignali: Carlo Iacovini ed Emanuele Moruzzi.
E' un brutto San Giovanni per Parma. La città non meritava quest'altro affronto. Il gip Maria Cristina Sarli nella sua ordinanza di custodia cautelare scrive che dai comportamenti degli arrestati «emerge una visione mercantile nella gestione della cosa pubblica». Che tristezza, che vergogna: il mercato della cosa pubblica. I soldi dei cittadini spesi per ristrutturare il giardinetto della propria casa al mare. «Il fenomeno della corruzione a Parma è molto diffuso», ha detto ieri, nel corso della conferenza stampa, il procuratore capo Laguardia, facendo chiaramente intendere che l'inchiesta è tutt'altro che conclusa e che potrebbe riservare altri colpi di scena. Fermo restando che per tutti vale la presunzione d'innocenza fino alla sentenza definitiva, pare che gli inquirenti siano convinti di avere in mano prove incontrovertibili di un vorticoso giro di mazzette. Per l'amministrazione comunale, già provata dalle recenti vicende di Stt e Spip, è un colpo durissimo che arriva, ironia del destino, proprio nel giorno in cui sui conti della Tep sono tornati i 7,5 milioni di euro di banca Mb che l'opposizione aveva già dato per persi. Un'autentica beffa per il sindaco Vignali che da tempo attendeva il rientro della somma. Non poteva avvenire in una giornata più sbagliata di questa.
Adesso che accadrà? La giunta riuscirà a sopravvivere a questo terremoto? Le prossime ore saranno cruciali. A nostro modo di vedere il sindaco non può limitarsi a dire che non sapeva nulla. Ci mancherebbe altro che fosse stato a conoscenza di quel che avveniva, di quel marciume. Ma quei dirigenti li conosceva personalmente, li ha scelti e nominati lui. Li ha voluti lui in quei posti, di loro si è fidato. Se le responsabilità dei suoi uomini saranno provate, dovrà ammettere di avere sbagliato e chiedere scusa alla città. E se gli riuscisse di restare in carica, prenda in mano una scopa e faccia un po' di pulizia (quella che non ha fatto finora) prima che sia troppo tardi. Non è detto che quelli rimasti a piede libero siano tutti degli angioletti.
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