"Gigione", gli amici piangono il gigante buono
Un anno fa moriva Giovanni Curtarelli, pioniere del bodybuilding a Parma. Così lo ricorda l'amico Marco Chierici.
«Banale dire che il tempo vola, ma quando questa legge della natura riguarda la mancanza di uno dei nostri amici più cari…beh allora l’emozione ci tocca il cuore. Era il 17 luglio dell’anno scorso quando la terribile notizia arrivò come un fulmine nel pieno di quell’estate e in pochi minuti raggiunse centinaia di ragazzi e ragazze che avevano conosciuto, frequentato, e imparato tanto da colui che era conosciuto da tutti come il “Gigione” per i suoi muscoli straordinariamente affascinanti. Giò fu il pioniere del bodybuilding e aprì a Parma la prima palestra nel 1978 in strada Nuova; ben presto divenne il ritrovo d’obbligo per tutti coloro che in quegli anni ambivano al fisico di Rocky. La celebre Fisiodinamic club fu una vera scuola per tutti coloro che negli anni successivi aprirono altre palestre nella nostra città».
«Per quasi un quarto di secolo fu teatro di durissimi allenamenti, di seminari con grandi campioni internazionali, di risate e relazioni umane indimenticabili, di amori giovanili, di entusiasmi contagiosi. Nel cortile interno vi era il famoso “Cavallino Bianco”, una vecchia trattoria dove spesso Giovanni organizzava cene con decine dei suoi clienti».
«Tutti i suoi clienti erano anche suoi amici ed entrare ogni giorno nella sua palestra era come entrare in casa di un amico, per allenarsi si, ma anche per parlare di tutto: dei problemi di lavoro o di salute, di complicazioni sentimentali o di politica, di sport e di viaggi. Il vero trucco di un locale che fa storia è proprio questo: creare un ambiente familiare e confidenziale da mettere a proprio agio chiunque lo frequenti. Giovanni Curtarelli ci riuscì e ancora oggi, a oltre dieci anni dalla chiusura della sua palestra e ad un anno dalla sua immatura fine, siamo in tanti a scherzare ogni giorno con le sue battute divenute celebri come una sorta di vocabolario da palestra. E non è raro che qualcuno di noi rivolga lo sguardo alla porta come per sperare che entri Giovanni, come se fosse tutto un brutto sogno».
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