Macedoni e bosniaci: le due "anime" del campo nomadi
Caterina Zanirato
L'espuIsione dei rom in Francia, ordinata da Sarkozy, ha diviso l’opinione pubblica, sollevando le critiche dell’Unione europea, dell’Onu e il «richiamo» di papa Benedetto XVI. Una serie di reazioni che hanno riportato d’attualità un tema delicato, e per certi versi ancora irrisolto, per numerose città italiane che ospitano comunità nomadi. Anche a Parma è presente un campo al Cornocchio, che ospita rom di origine macedone e bosniaca, gestito dal Comune. Non ci sono organizzazioni o rappresentanze che fanno da collegamento tra le istituzioni cittadine e la comunità ormai stanziale: tutti i servizi all’interno del campo nomadi, infatti, sono coordinati dagli stessi servizi sociali dell’amministrazione.
L’area di strada Baganzola è organizzata in due zone da sette nuclei familiari ciascuna: le famiglie vivono in roulottes attrezzate con una veranda fissa che funge da zona giorno. In questo momento ne sono occupate 13, per un totale di circa 50 rom, di cui la maggior parte bambini.
Le due zone sono dedicate da un lato ai rom di origine macedone e dall’altro a quelli di origine bosniaca.
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