E' il primo vaccino contro un tumore, l'Italia è stata la prima nazione europea ad introdurlo nel 1998, e a Parma e provincia si sono vaccinate finora oltre 14 mila adolescenti. Una copertura provinciale leggermente inferiore a quella regionale, che si attesta a circa il 75% delle aventi diritto. Lontano dall'obiettivo, fissato dall'Intesa Stato-Regioni, del 95% di copertura entro il 2012. Stiamo parlando del vaccino contro il papilloma virus (HPV), che previene il tumore del collo dell'utero.
Un tumore per fortuna non molto diffuso: muoiono per questa patologia, in Italia, tre donne ogni 100 mila contro, ad esempio, le 30 ogni 100 mila colpite da tumore alla mammella. Ma oltre il 70% dei tumori del collo dell’utero è dovuto a infezioni persistenti da HPV 16 e 18, due particolari sierotipi dai quali il vaccino protegge.
L'HPV si trasmette con rapporti sessuali e l'efficacia del vaccino scende al 40% se somministrato a chi è già venuta in contatto con i due sierotipi. Per questo il Servizio sanitario nazionale ha stabilito che la chiamata alla vaccinazione avvenga - tramite lettera inviata ai genitori - dal compimento degli 11 anni. La prima chiamata vaccinale, da parte della Pediatria di comunità dell'Ausl, a Parma e avvenuta nel settembre 2008 per le nate nel 1997. Un anno che ha rappresentato anche uno spartiacque: chi è nato nel 1997 e non si è presentato alla convocazione dell'Ausl, ha comunque diritto alla vaccinazione gratuita fino ai 25 anni. Ne ha diritto anche chi è nata nel 1996, anche se non riceve la lettera di chiamata e deve presentarsi di sua iniziativa. Invece per le nate nel 1995 e negli anni precedenti (e fino al compimento 25 anni) il vaccino viene somministrato a richiesta dall'Ausl a prezzo calmierato: 69,50 a dose (sono necessarie tre dosi nell'arco di sei mesi). Dopo i 25 anni è possibile vaccinarsi solo privatamente, con una spesa di circa 450 euro. Modalità e tempistiche simili a molte altre regioni italiane.
Come procede la campagna vaccinale a Parma? Non male per Franca Deriu, responsabile della Pediatria di comunità dell'Ausl di Parma. A dispetto delle considerazioni dell'Istituto superiore di Sanità, che in un recente rapporto parla di una copertura nazionale «non migliorata della coorte 1998 rispetto al 1997», mette in dubbio di raggiungere «il 95% entro cinque anni», ed ha avviato un progetto per la valutazione delle campagne vaccinali, con questionari con i quali si chiede ai genitori delle bambine che non si sono presentate i motivi della mancata adesione.
«In realtà dall'introduzione di una nuova vaccinazione occorrono sempre due o tre anni perchè le cose vadano a regime - spiega Deriu - Molti genitori, ad esempio, non si sono presentati con le figlie undicenni alla prima chiamata del 2008, giudicandola forse precoce. Però sono arrivati a scaglioni nei mesi e anni successivi». Le statistiche sono quindi in divenire, anche oggi che si stanno chiamando le nate del 2000, e il dato delle 14.125 vaccinate al 30 giugno scorso (di cui 1.625 a pagamento) è probabilmente destinato ad aumentare sensibilmente.
All'accoglienza tiepida della campagna può aver contribuito, spiegano sempre all'Ausl, il timore di molti ginecologi che con il vaccino lo screening tramite pap test crollasse. «Mentre è bene ribadire con forza che le due misure sono complementari e non in alternativa, e che il pap test si è dimostrato molto efficace nella prevenzione dei tumori» chiarisce Bianca Borrini, responsabile profilassi malattie infettive del Dipartimento di Sanità pubblica dell'Ausl. Non sembra invece aver influito sui dati dell'adesione la popolazione immigrata: «Gli stranieri rispondono in percentuale non dissimile dagli italiani. Forse perchè, arrivando da Paesi dove si soffre e si muore per malattia più che da noi, sono ben disposti verso misure che tutelano la salute», spiega Deriu.
Certo è che la vaccinazione anti-HPV tocca sfere delicate della vita di pre-adolescenti e adolescenti e del rapporto con la famiglia, e anche l'Istituto superiore di sanità ammette che «la campagna si annunciava difficile fin dall'inizio». E se l'Emilia Romagna presenta percentuali maggiori della media italiana, che è di poco più del 69%, molte regioni restano al palo con valori inferiori al 55%.
Ma questo vaccino è davvero efficace? «E' stato introdotto da troppo poco tempo per avere studi attendibili sui tumori, che si sviluppano dai 10 ai 20 anni dall'infezione. Intanto possiamo dire che i primi risultati mostrano una minore incidenza delle lesioni pre-cancerose», spiega Deriu. E' un vaccino sicuro? «La farmacovigilanza, nei circa otto anni dai quali il vaccino viene usato a livello mondiale, non ha riportato effetti negativi a lungo termine».
Facciamo due conti.
Il tumore al collo dell'utero colpisce 3 donne su 100.000 e il vaccino protegge nel 70% dei casi chi non èmai venuto a contatto col virus.
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