Monica Tiezzi
La cura della leucemia ha una data miliare: il 4 marzo 1993 quando, all'ospedale di Perugia, un ragazzo ventenne di Reggio Emilia venne sottoposto a un trapianto di cellule staminali da midollo osseo estratte da un donatore non compatibile. Era la prima volta al mondo, e l'èquipe che eseguì il trapianto era diretta da Franco Aversa, neodirettore dell'Ematologia e Centro trapianti midollo osseo dell'ospedale Maggiore: «Avevamo forti certezze di successo perchè gli esperimenti sui topi avevano dato risultati positivi. Decisivo fu l'atteggiamento del padre del ragazzo, che ci dette fiducia».
Da allora in Italia sono stati eseguiti poco meno di 800 trapianti «incompatibili», due terzi dei quali a Perugia, e gli altri negli ospedali San Raffaele di Milano, Policlinico Tor Vergata, San Martino di Genova, Pescara, Bambin Gesù, Pavia. La tecnica ultimamente è stata «esportata» anche in Usa, Belgio, Olanda e Germania, e Aversa annuncia: «Siamo pronti per il trapianto incompatibile anche a Parma. Potrebbe avvenire entro marzo».
Professor Aversa, come si possono trapiantare cellule non compatibili?
Abbiamo capito che nel midollo osseo ci sono tante cellule e dobbiamo scegliere quelle che hanno capacità positive e non effetti negativi. Questo è possibile con una tecnica di «purificazione» delle staminali, messa a punto in collaborazione con l'Istituto Weizmann di Israele. Parallelamente, bisogna preparare il ricevente sopprimendo la sua capacità immunitaria (per evitare il rigetto) e distruggendo il midollo osseo malato (per curare la leucemia). Nel 90% dei trapianti incompatibili si usano le cellule prelevate dal sangue (metodo più semplice per il donatore), mentre nella metà circa dei trapianti compatibili si usano ancora cellule prelevate dal midollo osseo.
I rischi per il donatore?
Praticamente nessuno. Questo è un trapianto in vita per la vita. Le cellule staminali del donatore si rigenerano già a poche ore dalla donazione.
I vantaggi del trapianto incompatibile?
Su 100 pazienti, poco più di 20 hanno la possibilità di trovare un donatore geneticamente compatibile fra i familiari. E anche il registro dei Donatori volontari di midollo consente, con gli oltre 12 milioni di iscritti, la possibilità di trapianto solo ad un 20-30% di pazienti in lista di attesa. Il trapianto incompatibile offre la possibilità del trapianto praticamente a tutti. L'uso del donatore incompatibile consente un tempismo cruciale: intervenire nel «momento giusto», quando il paziente ha maggiori possibilità di guarire e cioè subito dopo aver raggiunto la «prima remissione» con 1-2 cicli di chemioterapia. Se poi si considera che oggi si trapiantano anche soggetti anziani (fino a 70 anni), si comprende come il trapianto sia diventata una terapia senza limiti di età e compatibilità. Abbiamo operato con questa tecnica anche bambini di due-tre mesi e si spera di poter proseguire anche a Parma nel campo pediatrico grazie alla collaborazione con la Pediatria e l'Oncoematologica pediatrica.
Le percentuali di successo?
Variano dal tipo di malattia, dalla fase della malattia e dal donatore e vanno dal 20% all'80%. Se si sceglie bene il donatore e si opera nel momento giusto, la percentuale si aggira intorno al 70-80%.
L'Ematologia di Parma è pronta per questo intervento?
L'Ematologia di Parma ha una grande tradizione. Negli anni Ottanta Vittorio Rizzoli, il mio predecessore, è stato uno dei pionieri del trapianto autologo, nel quale il paziente è sia donatore che ricevente. Fra Parma e Perugia c'è una collaborazione ultratrentennale. Qui ci sono una scuola e un patrimonio umano validi. In questo momento i tecnici di laboratorio di Perugia stanno collaborando con il personale del Maggiore. Per ora abbiamo in programma trapianti compatibili, ma spero di eseguire un incompatibile già a marzo. E' importante partire e dimostrare la «fattibilità» del programma. Il mio obiettivo per il 2012 è di almeno 10 trapianti tra compatibili e incompatibili.
Parma potrebbe diventare un centro di attrazione?
Sì, perchè saremmo il primo ospedale in Regione a fare il trapianto incompatibile. Per questo è importante che l'Azienda creda e investa nel progetto. Attualmente abbiamo dieci medici, ma due sono precari e il loro contratto è in scadenza. E anche due dei tre biologi in servizio hanno contratti a tempo determinato, mentre su cinque specializzandi, due sono al termine della borsa di studio.
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