Tentare la fortuna con il Gratta e Vinci, il Superenalotto e il Win for Life, piuttosto che con lotterie e slot machine, rischia di trasformarsi in una forma di dipendenza patologica. Il fenomeno è cresciuto e continua a farlo dinnanzi al ritardo della politica e della società che a lungo hanno sottovalutato il problema. Finalmente la tendenza sembra invertirsi. Gli psicologi dell'Emilia Romagna accolgono con interesse e partecipazione le recenti iniziative di alcuni comuni e associazioni del territorio, volte a sensibilizzare i cittadini e a limitare il gioco d'azzardo.
I centri specializzati nella cura di questa patologia registrano un costante aumento di persone che chiedono aiuto: nel Ser.T di Cesena, durante il 2011, i casi sono aumentati del 50% rispetto l'anno precedente; il centro Papa Giovanni Paolo XXIII di Reggio Emilia ha seguito una quarantina di malati l'anno scorso e ne ha accolti già più di venti da gennaio ad oggi. La tendenza si può vincolare all'acuirsi della crisi economica, all'angoscia e frustrazione che ne derivano, ma anche all'imporsi - quasi in parallelo - di un modello culturale che premia vincite e ricchezza facile. Negli ultimi tempi, infine, sono cresciute le occasioni per giocare: si sono moltiplicate le estrazioni del lotto, hanno debuttato nuove lotterie e giochi on line, le slot machine si sono diffuse capillarmente in bar, tabacchi e perfino in luoghi a partecipazione pubblica come gli aeroporti.
"Circa il 3% di chi acquista abitualmente una scheda della lotteria o si siede davanti a una slot machine rischia di sviluppare un attaccamento patologico al gioco. Può diventarne schiavo", considera Manuela Colombari, Presidente dell'Ordine degli psicologi dell'Emilia Romagna. Questo disturbo altera il comportamento di chi ne è soggetto, con alcuni elementi costanti: il bisogno di giocare con quantità sempre maggiori di denaro, l'impossibilità di controllare l’impulso, la tensione emotiva quando si cerca di resistere e l'appagamento nel momento in cui ci si abbandona al gioco, le bugie dette per nascondere la gravità del problema e delle perdite, le ripetute richieste di prestiti, la compromissione delle relazioni personali e l'impossibilità di mantenere gli impegni familiari, professionali o di studio.
"Si tratta di una fenomenologia del tutto simile a quella che deriva dalle classiche dipendenze da sostanze chimiche o stupefacenti", riassume Colombari. Ma c'è una grossa differenza, che continua a favorire il diffondersi strisciante di questo tipo di patologia: mentre il consumo di droghe è socialmente stigmatizzato, quello del gioco d'azzardo no. La malattia, in questo caso, consiste nella ripetizione compulsiva di una attività che di per sé è lecita. Peraltro, ormai non occorre nemmeno più rinchiudersi in un Casinò o in una bisca. Bastano una carta di credito e una connessione a internet.
"È proprio la liceità e legalità dei comportamenti che sono alla base delle new addictions come il gioco d'azzardo che rende ancora più complessa la richiesta di soccorso. E' difficile chiedere aiuto per qualcosa che viene accettato socialmente e talvolta apprezzato per le sue potenzialità”, valuta Colombari. Cercare di sgretolare il consenso, la permissività o quantomeno la noncuranza che circondano questo disturbo è fondamentale per aiutare chi ne soffre e per sviluppare le difese di tutti i cittadini. "Per questo, consideriamo essenziali e preziose iniziative volte a mantenere viva l'allerta sociale e a restringere i margini legali di un'attività che può facilmente degenerare, come quella del presidente dell'Anci e sindaco di Reggio Emilia Graziano Delrio e di altri comuni del territorio. Per troppo tempo si è fatto finta di non vedere il problema e si sono abbandonate centinaia di persone al proprio destino".
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