17/02/2009 -

Salute-Fitness


Neonatologia: i 41 angeli custodi dei baby pazienti

Stella Ricchini
Il cordone ombelicale è già stato reciso. Ma quella sensazione di protezione che c’era nel ventre della madre per loro è ricreata artificialmente. Loro sono i neonati prematuri o quei bambini nati dopo i canonici nove mesi, affetti, però, da gravi scompensi. Sono i piccoli pazienti del reparto di Neonatologia del Maggiore. Attorno a loro, un microcosmo fatto di amore, attenzioni, scrupolosità e tanta passione, creato da medici specialisti e dalle infermiere del Reparto, a sostegno non solo dei bimbi ma anche delle mamme e dei papà, schiacciati dall’angoscia.
Se, però, gli specialisti giocano un ruolo fondamentale nella scelta della terapia più adatta al baby paziente, anche le infermiere, interfaccia tra medici, genitori e bambini, sono figure indispensabili. E al Maggiore di Parma, nel reparto diretto da Giulio Bevilacqua, questi angeli di Neonatologia, attrezzati anche ad affrontare le emergenze, sono ben 41. «Logicamente, da contratto nazionale, le infermiere lavorano 36 ore la settimana suddivise in turni che coprono il mattino, il pomeriggio e la notte - spiega la caposala di Terapia intensiva neonatale, Giovanna Bizzoni -. Alcune sono con noi da moltissimi anni, altre invece sono appena arrivate e, da poco, hanno iniziato il loro periodo di “addestramento”».
 Lavorare con i bambini, soprattutto in un reparto di Terapia intensiva, non è semplice: alcune infermiere, nonostante la grande preparazione, non “reggono” lo stress emotivo e chiedono di essere trasferite in un’altra Unità operativa. Per chi resta, invece, è costante la consapevolezza che da un lato c’è il benessere del piccolo e il profondo desiderio di farlo sopravvivere, dall’altro c’è la certezza che ogni «movimento» o «manovra», imposti ai minuscoli pazienti per dovere di cura, è comunque un rischio. «Questi bambini sono estremamente delicati: in Neonatologia, infatti, si cerca di portare avanti una gravidanza fuori dal ventre della madre - chiarisce Maria Pia Bonconti, responsabile assistenziale del Dipartimento materno-infantile -. Proprio questa certezza che ogni manovra rappresenta un trauma per il piccolo, fa sì che le infermiere lavorino sempre in coppia: solo in questo modo il rischio diminuisce». Ma tutto deve essere compiuto all’unisono. «Non c’è margine d’errore - osserva la responsabile -: le infermiere devono essere in grado di guardarsi negli occhi e, senza parlare, capire al volo cosa deve essere fatto». Il tutto in tempi brevissimi. Spesso, se la crisi del prematuro non è così grave da richiedere la presenza del medico, sono loro ad occuparsi delle piccole emergenze: di far «tacere» le voci degli allarmi dei macchinari addetti al monitoraggio delle condizioni vitali dei bimbi.
 

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Per me e mio marito rimaranno per sempre le nostre tate piene d'amore per i piccoli e anche con la giusta sensibilita' verso noi genitori.Hnno curato la ...
inviato da mariella gerace il 19/01/2010 alle 11:47
volevo di nuovo ringraziare tutti quegli angeli che hanno dato amore e cure alle mie gemelline ! reparto stupendo pieno di umanità ma soprattutto il personale ausiliario le ...
inviato da ferrari ramona il 11/12/2009 alle 03:21
confermo e aggiungo tutto ma proprio tutto il personale ausiliarie infermiere medici e stegiste comprese la psicologa tutti hanno un modo di aiutarti a passare il tuo momento di ...
inviato da ferrari ramona il 19/10/2009 alle 01:34
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