Occhialini, poltrona e grande schermo? Macché. Dimenticate il solito 3D perché c’è uno «spettacolo» più grande: un cuore «vero» e virtuale, un clone prezioso, un pulsante «avatar» di noi stessi, che si può indagare, curare e operare, per salvarci davvero.
Perché si chiama, appunto, Virtual pathological heart (VPH2), l’avanzatissimo progetto di ricerca europeo (cofinanziato dalla Ue), illustrato nei giorni scorsi nella nostra città in occasione del meeting internazionale organizzato all’hotel Stendhal.
Parma ospite e anche protagonista, per lo staff di esperti e ricercatori che partecipano al progetto: è stato infatti proprio Sergio Copelli della parmigiana Patmos ad aprire, con i saluti di rito, la due giorni di lavori di un convegno entrato subito nel cuore, è il caso di dirlo, della questione.
Come ha subito illustrato durante il meeting Michele Carenini, coordinatore del progetto, la ricerca è finalizzata a realizzare un prototipo virtuale il più possibile integrato. «Un cuore in 3D - ha affermato Carenini - che non solo rispecchi in ogni dettaglio le patologie del singolo paziente, ma che, utilizzando le più avanzate tecnologie di modeling, aggiunga a tale modello anche l’aspetto previsionale tenendo conto del tempo».
Un cuore che vive, quindi (come hanno dimostrato le immagini e i video che sono stati proiettati durante gli interventi dei relatori) e che simula nel tempo le conseguenze di questa o quella scelta operatoria o terapeutica.
Un prototipo già pronto, come ha sottolineato Dimitris Gatsios e che è destinato ora all’ultimo passaggio previsto: quello della sperimentazione sui pazienti. Passaggio cruciale, sul quale ha insistito Oberdan Parodi, direttore di ricerca del Cnr.
«L’informazione clinica che vogliamo ottenere da questo progetto è quella di poter aiutare il cardiochirurgo nel suo gesto operatorio - ha affermato Parodi -. La simulazione consente di valutare modalità e conseguenze di interventi».
Non solo: Parodi, a conclusione di intervento, ha anche auspicato un crescente dialogo tra la scienza medica e gli strumenti informatici, come anche tra le diverse strutture di ricerca per una crescente condivisione dei dati.
Un auspicio condiviso da Alberto Radaelli, responsabile del laboratorio di Bioingegneria al Politecnico di Milano, che ha sottolineato come l’impatto degli strumenti informatici in ambito medico, sia previsto in sensibile aumento per quantità ed efficacia.
Telemedicina, modelli 3D + T, cloni virtuali per il «film» più bello e importante: la nostra salute.Ri.G.