Malore al calcetto: "La causa? Spesso malattie congenite nascoste"
Avrebbe potuto essere una di quelle che in medicina vengono definite «morte improvvisa dell'atleta», ma per un soffio non è andata così. Sono casi molto rari (in Italia fra 0,5 e 0,7 ogni 100 mila abitanti) e molto spesso, soprattutto nei giovani, è estremamente difficile prevenirli, se non impossibile. «Alla base di questi episodi nelle persone con meno di 35 anni - spiega Massimo Gualerzi, cardiologo del reparto di Prevenzione e riabilitazione delle malattie cardiovascolari del Don Gnocchi - ci sono anomalie congenite delle coronarie o, molto più frequentemente, malattie congenite sia del muscolo cardiaco che del sistema di conduzione elettrico. La causa più frequente nei ragazzi sotto i 35 anni è una cardiomiopatia ventricolare destra aritmogena, più conosciuta come displasia aritmogena del ventricolo destro: è una anomalia congenita che può scatenare aritmie maligne, e quindi arresti cardiaci». Il problema, spiega Gualerzi, è che tutte queste alterazioni sono estremamente difficili da individuare nei ragazzi sotto 35 anni, «soprattutto nelle fasi iniziali, perché non provocano modificazioni dell'elettrocardiogramma e quindi sono molto poco o per nulla evidenti». Spesso nei giovani né l'elettrocardiogramma, né una visita sportiva riescono a svelare queste malattie congenite. Prevenire? È una parola. Certo, spiega Gualerzi, «è importante fare educazione sanitaria, capire i fattori di rischio e fare visite almeno una volta all'anno per cercare di identificare prima possibile queste eventuali alterazioni». Ogni sia pur piccolo sintomo deve essere immediatamente comunicato al medico. Ma sta proprio qui il problema: spesso i sintomi proprio non ci sono. «Se si sente costantemente che il cuore ha dei sobbalzi, se si avverte un fastidio o si nota una minore efficienza fisica, è il momento di fare una visita». Ma tante volte, purtroppo, questi campanelli d'allarme non ci sono. E allora possono succedere casi come quello di Monticelli. Visto che certe cose non si possono prevenire, è importante poter farvi fronte quando si verificano: per questo, suggerisce Gualerzi, «tutti gli impianti sportivi dovrebbero essere dotati di un defibrillatore automatico. In questi casi è l'unico modo per salvare delle vite».
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